10.9.10

Il mio Corpo Celeste

- Che fai tu, Luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa Luna?

- Eh, che faccio... mi annoio.

E verrebbe da dire, chi è causa del suo male pianga se stesso, solo che in questo caso "se stesso" non esiste più. Sì, perché secondo le teorie più recenti e comunque pare più accreditate la Luna, unico esempio di grande satellite di un pianeta roccioso come la Terra, si è formata miliardi di anni fa per effetto di una collisione.

Piccola nota di astronomia, nella speranza di aver incamerato bene le informazioni varie e vaste che ho incamerato in questo periodo. Un sistema solare, come ad esempio il nostro, è il risultato dell'aggregazione di materiale incandescente che ruota primordialmente in polvere intorno a una stella, in questo caso il Sole. L'aggregazione di elementi semplici, grazie alla fusione, porta alla formazione di materiali via via sempre più pesanti. In questo caso si può assistere alla formazioni di pianeti rocciosi che, in un primo momento, sono sfere incandescenti di materiale fuso come la Terra o, in caso di aggregazione di materiali gassosi, porta alla formazione di pianeti giganteschi ma dalla densità relativa come Giove o Saturno.

Nella prima fase di formazione del sistema solare i vari pianeti in formazione avevano orbite di rotazione intorno al Sole diverse da quelle attuali. Le orbite sono la risultante dell'interazione della forza espulsiva che spinge i pianeti e della forza centripeta esercitata dall'attrazione gravitazionale del Sole che, da solo, costituisce non solo l'unica fonte di energia del nostro sistema (energia che investa altri corpi celesti... va da sé che il vento o il magma di un vulcano terrestre sono anch'esse fonte di energia, ma ad uso interno del pianeta) ma anche il 99,8 % circa della materia del sistema stesso.

Capitava, in questo periodo di formazione del sistema (che è, proprio perché sistema, il risultato di forze ormai fondamentalmente in equilibrio) che le orbite di alcuni pianeti potessero essere in rotta di collisione.

Così, a quanto pare, è successo tra il pianeta Terra e il pianeta Theia, grande circa la metà. I due pianeti, ammassi di metalli e gas fusi, collidero in un impatto dagli effetti devastanti. La Terra subì l'inclinazione dell'asse di rotazione, che è la caratteristica peculiare del nostro pianeta che rende possibile l'alternarsi delle stagioni: senza quell'impatto un'ampia regione vicina ai poli sarebbe perennemente ghiacciata, l'equatore avrebbe temperature altissime, entrambe condizioni che non rendono possibile la vita, non come la conosciamo almeno.

Theia si disentegrò e, insieme alle parti della Terra che subirono la stessa sorte, creò un disco di detriti e polveri che per l'interazione delle due forze descritte sopra cominciò a ruotare intorno alla Terra che, grazie alla propria massa, ne catturò la maggior parte.

Un'altra parte continuò ad orbitare, e data l'incandescenza i detriti si fusero insieme fino a formare la Luna che, da allora, danza insieme alla Terra in una unione fortissima ma che non le impedisce di allontanarsi di circa 3 centimetri l'anno dal nostro pianeta.


Accade così anche per la gente.

Siamo come i Corpi Celesti.

Non sappiamo dove le traiettorie della nostra esistenza ci porteranno e, spesso, collidiamo con altri individui. Per fortuna, aggiungere, altrimenti la nostra vita assomiglierebbe a quella di particelle nel vuoto cosmico.

A volte qualcuno, nell'impatto, si disintegra distruggendo più o meno volontariamente il proprio nucleo, per rifondersi in forma minore attorno ad un pianeta che sì potrà influenzare leggermente, ma dal cui moto diventa dipendente.

La Luna, giova ricordarlo, non ha una massa tale da poter trattenere con la propria gravità alcuna atmosfera, cosa che le rende bellissima, affascinante ma sterile.

Perché ci sia vita è necessaria una serie di eventi che chi, ateo come me, attribuisce a un benevolo caso scaturito da un indifferente caos...

Anche le stelle, fonte di energia e, in definitiva, di vita altrove non possono ospitare la vita sulla propria superficie. Non la vita che conosciamo noi, non la nostra.


Alla fine, forse, è proprio questa la risposta. Sarebbe bello se ognuno di noi fosse un pianeta a sé stante, siamo quasi sette miliardi su questa terra, di certo non soffriremo di solitudine se invece di collidere faremo tratti di strada insieme, interessati e curiosi di come la vita si sia formata, sia percepita e sia vissuta sui nostri pianeti umani gemelli.

Essere il satellite di qualcuno significa rinunciare alla propria identità, il prezzo da pagare per la propria disgregazione. Ne potrà mai valere la pena?


Caso diverso quello dei planimo, pianeti solitari che vagano alla deriva senza orbitare intorno a nessuna stella. Ne esistono alcuni che hanno dei satelliti intorno e che, ipoteticamente, potrebbero ospitare forme di vita non dipendenti dalla luce.

Ma chi potendo scegliere di stare sotto il calore del Sole vorrebbe vivere nel buio e nel freddo perenni?




10 Settembre 2010