28.4.09

Tre indizi e una prova

Come fare un giro in bici e scoprire che quasi due anni di inattività fisica, controbilanciata da una instancabile dedizione a ciò che è nocivo, possano portarti ad essere davvero fuori forma?

INDIZIO 1: Attraversare la piazza di Mondello, in direzione Palermo, con lo sguardo già contratto dallo sforzo, la schiena sbilenca per non gravare sulla colonna vertebrale, raccogliere lo sguardo di chi pensa "Ehi guarda quello, stanchissimo... chissà da dove arriva" ed esserne sottilmente compiaciuto anche se sai che tutto ciò che hai fatto finora è uscire da casa con la bici, pedalare sù per una tenera salita di 50 metri e goderti la discesa successiva fino alla suddetta piazza.

INDIZIO 2: Sentirsi orgogliosi del fatto di essersi spostati da una zona all'altra sapendo che hanno dei codici di avviamento postale diversi... e le eventuali possibili discussioni mentali su quanto il confine tra queste due zone sia vicino al punto di partenza e al punto di arrivo sono soffocate canticchiando allegri e improbabili motivetti di canzoni degli anni '80.

INDIZIO 3: Mentre pedali alla vertiginosa velocità di 25 km/h vedi sul marciapiede alla tua destra un simpatico scoiattolo, completamente scuoiato, correre parallelo ta e per, d'improvviso, dileguarsi imboccando la prima stradina laterale... A quel punto realizzi che non era uno scoiattolo squoiato, ma un pezzo del tuo quadricipite femorale che ha deciso di fuggire piuttosto che continuare a soffrire per te...


Ma la vera prova arriva quando cominci a sudare, ad avere il respiro corto, la bocca asciutta, la gola secca, i polmoni in fiamme, i bronchi che litigano per un po' d'aria, il fegato che lancia fitte lancinanti... e pensi: "Ok... per questa volta è andata... Ora le ruote sono gonfie. Magari per uscire aspetto un po'...".

Ecco, lì capisci che riprendere è proprio dura. Però cazzo se è divertente...



28 Aprile 2009

20.4.09

Piove in un giorno di silenzio

Piove in un giorno di silenzio
E il silenzio è una immensa tela bianca
Piove ed ogni goccia
E' come un carboncino
Lascia segni indecifrabili
Che sanno di definitivo

Piove in un giorno di silenzio
E ogni scricchiolio è una parola
Non detta, come ce ne sono tante
E non c'è musica che tenga



20 Aprile 2009

18.4.09

La rana e lo scorpione - versione aggiornata

Mi è sempre piaciuta la letteratura antica. Il tragedie greche, il mito greco, la letteratura giapponese, il mito albanese (che magari non esiste ma fa chic citarlo)...

Non fanno eccezione le favole di Esopo. Trovo che siano una delle prime codificazioni occidentali in azioni che esplicitano la profondità umana.

Qualche giorno fa ho riletto la favola, attribuita ad Esopo, della rana e lo scorpione. Deliziosa come sempre... se non fosse che però forse per la prima volta mi è sembrata mostrare il peso degli anni.

E allora, eccone una versione aggiornata, più adatta ai nostri giorni. Sì, perché credo proprio che oggi andrebbe così:


La rana e lo scorpione

Una rana stava serenamente sguazzando in un fiume quando ad una sponda si avvicinò uno scorpione.

- “Devo passare dall’altra parte” disse “ma non so come fare, io non so nuotare e se provo affogherò. Tu potresti aiutarmi trasportandomi sul tuo dorso, te ne sarei molto grato”.

La rana perplessa rispose: “Ma se io ti lascio salire sul mio dorso tu potresti pungermi ed uccidermi!”.

Lo scorpione rassicurò la rana: “Non ti preoccupare, perchè dovrei farlo, se ti pungessi morirei anch’io perchè affogheremmo entrambi nel fondo”.

La rana si sentì rassicurata dalle spiegazioni dello scorpione e lo fece salire. Quando furono a metà del fiume, lo scorpione punse la rana.

La rana stupita dal gesto dello scorpione gli chiese: “Ma perchè l’hai fatto adesso moriremo entrambi?”

Lo scorpione rispose: “Non ho potuto farne a meno, questa è la mia natura”.


Ribattè la rana: "Sì ciccio, nella mia natura c'è fidarsi, nella tua pungere. Ma siccome mi sono discretamente scassata la minchia di fidarmi senza conoscere la gente, ho fatto un antidoto prima che iniziassimo la traversata. Quindi divertiti mentre anneghi, eh, che io intanto arrivo a riva. Ciao, ci vediamo".



18 Aprile 2009

Citazione a memoria

...e premetto che non sono in condizioni di farla fedele, la citazione... ma domani magari cerco il testo originale... o forse no.


"Uomo, prepara una cantina, disponi le bottiglie... queste ritte, le altre oblique per l'inverno... e ridi, pensando a quell'uomo senza balli e senza canti, senza vino e senza donne che dovrebbe vivere dieci anni più di te."

Anche da sbronzo, suona saggio.

Forse soprattutto da sbronzo, ma non è questo che conta :D

15.4.09

Celebrating Life

Qualche istante prima della "sigla" finale di Six Feet Under, serie Tv (riduttivo definirla così, è un'opera d'arte), c'è questo stacco in cui il personaggio principale ormai defunto, Nate, canta un pezzo , questo pezzo...



Ora, la commistione tra vita e funerali che c'è per ora nei miei post dovrebbe cominciare ad inquietarmi sul serio, ma in realtà non faccio distinzione, tutto è vita.

E per ora non riesco a immaginare nulla che celebri la vita meglio di me che salgo sulla fida Clarabella, passo a prendere Rosario per precipitarci (per quanto Clarabella possa permetterti di precipitarti) insieme a casa di Graziella, arrivare per festeggiare, alla mezzanotte, il compleanno di Fabrizio senza che lui sapesse che saremmo stati lì.

Perché la vita è un'opera d'arte, noi scriviamo la sceneggiatura, i luoghi in cui la spendiamo sono gli scenari del palco... ma senza attori di alto livello ne viene fuori qualcosa di grottesco.

E ieri è stato un piccolo capolavoro, né avrebbe potuto essere diversamente.












12.4.09

La realizzazione dell'esteta


- Bella la tua vita.


- Sì, grazie.

- No, davvero... si vede che ne hai fatto un'opera d'arte.

- Dici?

- Sì, sembra un quadro di Picasso.

- Eh. Quello è il punto. Mi sono ispirato a Raffaello...

- E' bella uguale.

- Sì, ma ci fosse una cosa al suo posto...



12 Aprile 2009

9.4.09

Sx sx sx




Oggi ho fatto un test sulla mia collocazione politica.

Non che sentissi il bisogno che Kataweb mi dicesse dove sono collocabile, ma tant'è.

E mi fa schiattare da ridere l'animazione del risultato, che vede il pupino Maxdog (non ce n'erano di più decenti, giuro) che va a schiantarsi a velocità nell'angolo in alto... oltre la sinistra istituzionale... e rimbalza, come a dire "voglio andare oltre il laicismo e il progressismo".

Ma con fantozziana enfasi... "Se mi permette io voterei PD o Rifondazione... perché Democrazia Proletaria, come sa, l'hanno purtroppo abolita".

Sarà per questo che mi attrae il vuoto... per la voglia di andare sempre un po' più in là.


9 Aprile 2009

8.4.09

La punteggiatura è importante

- Buongiorno.

- Salve.

- Ehi, mi ricordo di lei, è venuto qualche settimana fa.

- Sì, ero io.

- Andato bene il discorso alla conferenza?

- Benissimo, grazie.

- Mi dica, ha bisogno di qualcosa?

- Sì, ho qualche problema con la punteggiatura, non riesco a rendere bene con le mie parole le pause, le sospensioni...

- Mi faccia vedere cosa mi è rimasto.

- Grazie. La aspetto qui?

- Sì, sì, torno subito... Guardi, mi spiace, mi è rimasto solo un punto.

- Un punto...

- Sì. Ma sa, alla volte un punto è proprio quello che ci vuole.

- Ha ragione.

- E allora lo mettiamo questo punto?

- Decisamente. Punto.



8 Aprile 2009, 14:03

2.4.09

Di sponda

A giugno scorso io e Fabrizio, mentre traghettavamo sullo stretto di Messina alla volta di Bologna, ci trovammo in una delle nostre discussioni maccheron-filosofiche sul senso della vita: due giovani uomini (o anziani ragazzi, a seconda della prospettiva da cui si osserva) che riconsideravano le proprie influenze culturali. Tra le altre cose, e con Fabrizio non potrebbe essere altrimenti, si parlava di musica, delle nostre radici... e uscì fuori che la nostra generazione ha visto scoppiare sotto i propri occhi la rivoluzione Iron Maiden, Metallica, ma si è persa la rivoluzione vera, quella del '68, il potere dirompente di una Joni Mitchell. Fu lì che mi venne fuori una frase che Fabrizio mi rimanda indietro ogni volta che può, con un sorriso più che compiaciuto. Dissi: "Fabrì, siamo ribelli di secondo taglio".

Perché tantissime cose ti arrivano di sponda, spesso scopri che ciò che pensi sia un parto spontaneo altro non è che il rigurgito di qualcosa che è già accaduto, che è già stato pensato.

Penso al mito "Easy Rider"... al fascino tutto yankee della ribellione al consueto... e poi scopri che in realtà questa pietra miliare dell'immaginario collettivo di chi non anela a una vita da ragioniere con prole è in realtà una sorta di copia del film italiano "Il Sorpasso".

La mia generazione pianse, si appassionò al film "Compagni di Scuola" di Verdone, per poi scoprire che altro non era che la copia sbiadita del film "Il Grande Freddo", vero capolavoro generazionale. Il Grande Freddo l'ho visto con mostruoso ritardo insieme ai miei amici di allora, con quelli che avevo al mio fianco nella fase in quel grande cestello di lavabiancheria che è il ciclo della vita.

E una delle scene che mi colpì in maniera forte fu quella del funerale di Alex, protagonista mai mostrato nella versione che arrivò alle sale cinematografiche, che fu mondata di tutti i flashback che mostravano questo personaggio in vita.
Sarà stato contento colui che lo interpretava, Kevin Costner, che appare nel cast del film, ma di cui tutto ciò che si vede è una ciocca di capelli che viene pettinata prima della funzione in chiesa.

Mi colpì la scena del funerale perché veniva celebrato con musica di sottofondo, cosa impensabile qui da noi... e non una marcia funebre tetra, da cripta... ma una canzone stupenda dei Rolling Stones, "You can't always get what you want". La sola idea che ci sia una cultura che celebra un evento naturale con musica e cibo è sconvolgentemente bella.

Ne parlammo, con i miei amici, ed ebbi poco dubbi nell'immaginare una canzone per il mio funerale. Che poi è la stessa che avevo in testa stamattina al mio risveglio. Fossi scaramantico avrei di che preoccuparmi, ma per fortuna non è il caso.

Perché col tempo ho ascoltato il testo di questa canzone e ho anche compreso le ragioni profonde della mia scelta di allora: è un inno alla vita, e come la vita stessa è complessa nella sua disarmante semplicità... semplice come struttura, complessa in ciò che può suscitare...

Nel passaggio centrale il testo recita:

"Happiness
Something in my own place
I'm stood here naked
Smiling, I feel no disgrace
With who I am

Happiness
Coming and going
I watch you look at me
Watch my fever growing
I know just who I am

But how many corners do I have to turn?
How many times do I have to learn
All the love I have is in my mind?

I hope you understand
I hope you understand"


Provo a tradurre:

"La felicità... qualcosa dentro di me
sto qui nudo, sorrido
non sento disonore per ciò che sono

La felicità... va e viene
Ti osservo mentre mi guardi
Vedo la mia febbre crescere
E l'unica cosa che so è chi sono io

Ma quanti angoli dovrò girare
Quante volte dovrò imparare
Che tutto l'amore che ho è nella mia testa?

Spero che possiate capire"


Amore per la vita, per un giorno come oggi... splendido e potenzialmente inutile come tutti gli altri... potenzialmente splendidamente inutile, ma non per questo meno bello... anzi...

E in realtà spero che possiate capire, ma non è questo che è importante.

Mi basta capire da me per sentirmi un uomo fortunato... I'm a lucky man... with fire in my hands...

Perché nella vita c'è di tutto, il desiderio, il bisogno, la paura... e siamo capaci di idee geniali, idiozie, scelte, cose che ci pentiamo di aver fatto, cose che vorremmo aver fatto diversamente, ma basta essere se stessi, senza vergogna per ciò che si è, senza nessuna strategia... e fino a quando c'è la voglia che ti mette il fuoco nella mani non manca niente, qualsiasi timore sparisce.

Perché la chiave è sempre la voglia, non la paura.

Quando la voglia c'è. Quando non c'è... punto.






2 Aprile 2009