28.2.08

Stanotte...

Ho guidato,
ho camminato...
ho parlato...
ho bevuto...
ho suonato...

e ho sentito che ci siamo...
io e il mio incedere incerto,
io e i miei sguardi sbilenchi su un mondo che non comprendo fino in fondo...
io e i miei sogni sconfinati
a volte intrappolati nei confini della vita...

ci sono... ed ha un sapore strano...
di alcool, di nebbia e di speranza...
e suona meglio che non esserci.

E superfluo, ebro e bizzarro, stanotte sorrido.


28.2.2008

26.2.08

De rerum sfigae

Io non credo nella sfiga. Credo nella Fortuna, ma nell'accezione latina del termine, di "caso".

Credo che i casi della vita si intersechino, che interagiscano a volte potenti e ottusi come palle di cannone, che viaggiano dritto per dritto e infine si scontrano con fragore... altre volte leggeri come piume che danzano nell'aria, voluttuose e civettuole, sfiorandosi e corteggiandosi... ma sempre senza un disegno razionale alle spalle, sempre senza una relazione di caso-effetto.

Ogni tanto però, bisogna ammetterlo, succedono delle piccole cose che un minimo dubbio lo insinuano anche nelle menti razionali come la mia. Non una tempesta di dubbi, questo no... piuttosto uno spiffero di aria gelida sotto una finestra.
Il problema è che se la finestra è quella posta sopra il letto, è più probabile che di questi spifferi ce ne si accorga.

Mercoledì scorso, un paio d'ore prima che scendessi da casa per andare dal dentista per l'ultima seduta, la dolorosa ma non inquietante pulizia di fine trattamento, una certa personcina, peraltro cara amica, mi ha salutato su Msn con queste due profetiche parole: "Stammi bene".

Arrivato dal dentista, gli ho segnalato un leggerissimo fastidio che provavo vicino alla base di un premolare che aveva ricostruito la settimana prima.

Giuseppe, il mio bravissimo dentista progressista, ha scosso la testa, mormorando "Ahi ahi... la gengiva è infiammata, dobbiamo rimandare la pulizia per evitare che qui la situazione peggiori."

"Vabbé", mi sono detto, "se non mi faceva particolarmente male prima, figuriamoci dopo che ci mette mano il dentista....".

Appurato che il dente era scheggiato, il dentista ha provveduto a togliere la parte demineralizzata, chiudendo con queste parole: "Per adesso non posso ricostruirlo, perché la gengiva infiammata non permettere alla ricostruzione di cementificarsi. Metto una chiusura provvisoria, che dovrebbe evitarti il dolore".

La sera, mentre cenavo, ho addentato un pezzo di pane, morbido peraltro, e ho sentito un dolore lancinante proprio nella zona di quel dente.

Tirando le conclusioni della faccenda, altri due giorni e festeggerò una settimana di mal di denti devastante, dal momento che allo stato l'antibiotico che assumo da venerdì e il colluttorio OKI, che dovrebbe avere un effetto anestetico sulla parte, non hanno ancora sortito effetti degni di nota, se non magari concedermi un paio di ore di sonno decente per ogni notte.

Gentile personcina, non so come "ti sto"... ma a me... sto malissimo :P

;)

22.2.08

Siamo la sesta potenza del mondo...

Nascere normodotati non è un merito, ma è indiscutibilmente una chance per una vita gradevole.

Nascere con un handicap non è un colpa, ma può sicuramente essere una tragedia.

Tra le esperienze della mia vita ci sono, tra il 1997 e il 1998, 10 mesi di servizio civile, trascorso
presso una antica villa che ospitava (a pagamento) dei portatori di handicap gravi e persone cosiddette lungodegente, come quelle colpite da ictus e restate paralizzate.

Superfluo dire che si è trattata di una
esperienza bellissima, intensa e proprio per questo discretamente devastante.
Metto qui accanto la foto di me e Roberto, uno dei cosiddetti "ospiti" dell'Oasi Verde, l'associazione presso cui ho svolto il servizio civile. Penso di non
fare torto a nessuno per due motivi: il primo è che come ho scritto all'inizio, l'handicap non è una colpa; nel caso di Roberto, poi, le condizioni così disastrate del suo corpo erano dovute ad una terribile malattia degenerativa, la sclerosi multipla.
Il secondo motivo è che Roberto, per sua fortuna,
è passato a miglior vita nel 1999... espressione che mai come in questo caso mi sembra appropriata.

La condizione di handicap ha secondo me come risvolto peggiore quello di imporre alle persone colpite di dover convivere sempre con la propria corporeità. Voglio dire che nell'impossibilità di poter provvedere a se stessi, alla propria igiene, alla propria nutrizione, queste che per noi sono delle piccole e banali azioni quotidiane diventano d
elle necessità primarie... inquietanti, pressanti, martellanti.

Questo ha fatto sì che una volta di fronte a uno degli ospiti, spastico
dalla nascista, che mi chiese "Siamo amici?" io abbia dovuto rispondere: "Non lo so Nino... parliamo molto, e mi fa piacere... ma non dimenticare che io sono la mano che non puoi usare per raderti, per telefonare, per fumare... non so se saremmo amici fuori da qui".

Da persona intelligente qual è, apprezzò la sincerità della mia risposta, ma non senza un'ombra di tristezza negli occhi.

Questa esperienza mi è tornata in mente oggi, perché mi sono imbattuto in un link che porta ad una puntata di Falò, trasmissione della RTSI, Radiotelevisione Svizzera
di lingua Italiana (che credo proprio sia una televisione pubblica) che il 14 febbraio, giorno di San Valentino, ha mandato in onda uno speciale su handicap e sessualità, su come in Svizzera e Germania ci siano dei programmi per il riconoscimento del diritto del disabile alla sessualità.

Proprio per questa condizione di estrema corporeità, mi è sembrato strano rendermi conto che non avevo mai fatto caso alla totale assenza di sessualità di queste persone, o meglio al fatto che come esponente dei cosiddetti "normodotati" non sono mai andato all'idea che gli ospiti di questo luogo di degenza potesse avere delle pulsioni, dei bisogni, dei desideri legati alla sessualità.

Mentre da noi ogni sera qualche oca va a mostrarsi a Porta a Porta, o con ridondante accanimento si vivisezionano in tv le storie di delitti e persone vivisezionate, oppure a Striscia la Notizia si dà la caccia a fattucchiere e falsi medici, nella piccolissima Svizzera vanno in onda trasmissioni come questa, Falò a cura di Renato P
ugina, che affonta l'argomento senza peli sulla lingua, ma con rigore giornalistico e senza la minima volgarità.

Ecco come l'autore dell'inchiesta presenta il pezzo:

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CAREZZE A PAGAMENTO
di Renato Pugina
"Attorno alla sessualità delle persone con handicap c’è da sempre una sorta di tabù, per molti è difficile accettare che anche loro abbiano dei desideri sessuali. Su questo tema la Svizzera è all’avanguardia per un’iniziativa che ha destato molto interesse, ma anche numerose polemiche e prese di posizione, quella sugli “assistenti sessuali”, donne e uomini che forniscono prestazioni sessuali a pagamento a disabili fisici e mentali. Ma chi sono gli “assistenti sessuali”, perché hanno deciso di intraprendere questo mestiere, la loro è prostituzione oppure qualcosa di diverso? Per la prima volta due assistenti sessuali che operano nella Svizzera tedesca hanno accettato di farsi seguire nel loro lavoro. Con la loro forte partecipazione e le intense testimonianze delle persone con handicap il documentario svela un mondo nascosto di bisogni sessuali negati e di una grande ricerca d’amore."
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Se nell'oceano del tempo della vostra vita trovate una pozzangera da 43 minuti, vi consiglio di vederlo. Vi basta avere Real Player. Se non avete il programma, potete scaricarlo seguendo questo link:








Sia che abbiate scaricato adesso il programma o che l'aveste già, per visualizzare il filmato cliccate qui:


Se riuscite a trovare il tempo e a vederlo, fatemi sapere che ne pensate.


22.02.2008

21.2.08

VW: ovvero le bizzarrie della storia



VW... VolksWagen è oggi sinonimo di auto di qualità e dal prezzo assolutamente proibitivo per la fasce sociali meno abienti. E pensare ch
e il nome Volkswagen, scelto da Adolf Hitler nel 1936 per un progetto da affidare all'ingegnere Ferdinand Porsche, significa letteralmente Auto del Popolo.

Il progetto di produzione di auto "civili" destinate al ceti meno ricchi fu sospeso a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, durante la quale si realizzarono un paio di modelli di mezzi militari.

Terminata la guerra, cominciò la produzione della prima auto "commerciale" della Volkswagen, che resterà per tantissimi anni l'
unico modello prodotto dalla casa tedesca, il modello Type 1, passato alla storia con il nome di Maggiolino. Se non ricordo male si tratta dell'auto più venduta nella storia dell'automobilismo, o comunque del modello più prodotto, forse battuto solo dalla Golf, sempre Volkswagen, automobile che pur mantendo lo stesso nome negli anni ha in realtà subìto delle trasformazioni nella forma che ne hanno fatto, sostanzialmente, un modello nuovo ad ogni restyling.
Ricordo che quando compii 18 anni e mio padre volle regalarmi l'auto era indirizzato verso la Renault Clio, questa versione, un modello che sap
eva intrinsecamente di vecchio, lasciava cioè già presagire che sarebbe diventata demodè di lì a poco.
Io sono sempre stato attratto da ciò che ha parvenza di antico e duraturo (è strano da questo punto di vista che non sia attratto d
al divino), e quindi consegnai a mio padre una sorta di lista della spesa che prevedeva, in stretto ordine di preferenza, queste auto: Volkswagen Maggiolino, Citroën 2CV, Renault 4, Fiat 500, Citroën Dyane.

Il Maggiolino, virtualmente introvabile, aveva il difetto di avere consumi nell'ordine dei 4 chilometri per litro di benzina, impraticabile per le mie finanze.
Alla fine ho trovato una Citro
ën 2CV, quella che era la seconda scelta, e ancora oggi l'adorabile automobile che vedete qui a sinistra, battezzata Clarabella, ha l'onore di trasportare le mie nobili chiappe in giro per le strade.
Ok, lo confesso. Sono io che ho l'onore di guidarla. Immatricolata nel 1986, ha da poco festeggiato 22 anni di vita, senza lasciarmi a piedi una sola volta. Se è possibile voler bene ad un oggetto, e a "lei" che voglio bene, a quest'ammasso di ferro, plastica, gomma, vetro e ruggine.

Tornando alla Volkswagen e al suo simbolo, è in qualche modo singolare che l'idea di una automobile per il popolo sia venuta al peggior dittatore della storia recente (e probabilmente della storia dell'umanità)... un'idea progressista per il più grande criminale conservatore che si ricordi. A meno che non consideriate un progresso l'idea di sterminare popoli. Io non ci riesco. Alla fine probabilmente Hitler non era né conservatore né progressista, ma semplicemente un mentecatto.

Ma la storia a volte ha modo di riabilitare gli uomini, le idee... e lo stesso può valere per un simbolo. E il simbolo VW assume oggi un valore indubbiamente di sinistra.

Proprio per il fatto che le Volkswagen sono oggi automobili elitarie, tutt'altro che popolari, vi chiederete come quel simbolo possa oggi avere una valenza progressista.

A me l'illuminazione è venuta stamattina.




V W... V W... V W...









E sì, perché pur essendo ipoteticamente non titolato a fare "campagna elettorale" (abito da 20 anni in riva al mare :D ) credo che stavolta sia il caso di schierarsi apertamente.

Io amo il pluralismo, mi piacerebbe che esistessimo in un mondo in cui risultasse piacevole ascoltare le posizioni di tutti.
Il pluralismo lo amo così tanto da essermi sottoposto ad un trattamento presso un istituto specializzato in eugenetica in modo da essere sicuro, un domani, di inseminare la mia compagna in modo che la gravidanza sia con certezza pentagemellare e che porti alla nascita di cinque figli così distribuiti:
a) una femmina eterosessuale;
b) una femmina omosessuale;
c) un maschio eterosessuale;
d) un maschio omosessuale;
e) un ermafrodito.

Però per queste elezioni, pur dovendo ascoltare la voce di tutti, direi che sia necessario concentrarsi su quelli che hanno davvero qualcosa da dire, e quindi bando al pluralismo.

Sarebbe stato bellissimo se Veltroni si fosse chiamato Antonio, avrei potuto usare l'esortazione "Vota Antonio Vota Antonio Vota Antonio" di De Curtisiana memoria. Ma forse non è un caso che Veltroni si chiami Valter, perché la situazione presente non ha molto del comico.

E siccome non ho nessuna voglia di ritrovarmi di nuovo giullari, ballerine e nani (
in tutti i sensi) alla guida del paese in cui vivo, ho deciso di fare la mia piccola parte.

E' difficile in questi tempi schierarsi, difendere le idee altrui quando spesso gli altri fanno scempio delle proprie stesse parole senza impunità.

Ma Veltroni sta promettendo poco, e questo mi piace. Sarà che non ne posso più di quelli che promettono nuovi miracoli come fossero capelli posticci da attaccarsi in testa, così come non ne posso più di cattedratici che bofonchiano parole incompr
ensibili ai più, facendo addormentare le platee... ma a me di Veltroni piace soprattutto una cosa: sembra una persona normale.

Non è brutto, non è bello, non stupido ma non si atteggia a genio... e poi mi ispira questo sorriso, mi sembra autentico.





21.02.2008


17.2.08

Fuck-simile








Piccolo Kamasutra, vietato ai minori di 18 anni (1)













(1): solo se siete portachiavi di peluche


16.2.2008

15.2.08

Servizio clienti







Ultimamente ricordo i miei sogni.

Sarà che avere parlato si sogni e ricordi con degli amici ha smosso la cosa, sarà che da poco il nucleo di una piccola cometa di depressione mi è transitata sotto il sedere, e sebbene ora sia meno di un puntino lontano all'orizzonte sono ancora nella parte finale della scia...

Potrebbe sembrare una notizia banale, ma io di regola ricordo una media di due sogni l'anno, e in maniera confusa peraltro.

Prima quei pochi sogni che ricordavo erano così allegorici da sembrare una sfilata di carri di un carnevale di pazzi.

E invece per adess
o i miei sogni sono realistici. Direi quasi oscenamente banali.

Anni fa sognai di entrare in possesso di un sacchetto di polvere bianca... sembrava cocaina... la versavo in una bacinella blu,
aggiungevo dell'acqua e si formava una schiuma, dalla quale uscivano maiali vivi e sorridenti.

Per ora invece sogno di cose concrete, come ad esempio di non aver ancora subìto l'operazione al ginocchio e di doverla affro
ntare, o di essere in auto e non trovare parcheggio...

Il trionfo della concretezza.


Ma dico io, non ricordo mai i miei sogni al risveglio e una volta che mi capita un periodo così produttivo in termini di rimembranze, mi devono capitare 'sti sogni idioti?

E' per questo che mi sono deciso a mandare una email di protesta al mio subconscio.


Ecco il testo dell'email.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Da: Maxdog
a: maxdog@subconscio.it

oggetto: reclamo

testo:

Gentilissimo Subconscio,

è la parte cosciente che le scrive in merito ai sogni da Lei realizzati nell'ultimo periodo.
Ricordo distintamente che parte del contratto sottoscritto in utero mi impegna ad accettare i sogni per quello che sono, senza possibilità di reclamo, dal momento che ho ceduto il lato creativo delle atti
vità notturne a Lei, ma mi pare giusto ricordare come parte essenziale del processo creativo e di formazione della percezione della realtà risieda proprio nella parte incosciente da Lei gestita.

A tal riguardo la prego di voler provvedere quanto prima a ripristinare un servizio di sogni che possa rispondere alle mie esigenze di sconclusionatezza e illogicità.

Tengo a sottolineare il carattere di
urgenza della presente richiesta.

In mancanza di riscontro positivo mi troverò costretto a disdire il mio abbonamento alle Sue produzioni.

Cordialmente, Maxdog.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Dopo qualche giorno, controllando l
a casella di posta elettronica, ho visto che mi è arrivata una risposta, che riporto qua di seguito.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

da: maxdog@subconscio.it
a: maxdog

oggetto: re:reclamo

testo:


Gentile Maxdog...


ma va caca...


---------------------------------------------------------------------------------------------------

...

Siamo messi bene.


15.2.2008

10.2.08

Necessito consiglio: votate numerosi







Il post sugli oscuri presagi dell'uomo sfigato non era un racconto autobiografico. Lo dico a uso e consumo di quei pochi che, leggendolo, mi hanno scritto: "Poverino, non ti facevo così sfortunato".

Come ho poi scritto, scrivere può essere tante cose, compreso un gioco.

Un piccolo post, un piccolo racconto può essere come un gomitolo di parole avvolte su una idea principale, che a volte arriva improvvisa e senza motivazioni apparenti.

Nel caso del post sui presagi, ad esempio, ho avuto chiara l'immagine della incubatrice con quella bizzarra cancellatura nella scritta mentre facevo pipì.

Stanotte mi sono svegliato quasi alle 5 del mattino per andare a fare pipì (evento raro, visto che di solito dormo in un'unica tirata) e mentre ero impegnato in questo onorevole e necessario atto, mi è venuta l'idea per un nuovo post che conto di pubblicare nei prossimi giorni.

A questo punto non posso fare a meno di stabilire una relazione tra la minzione e l'ispirazione, e siccome l'ispirazione in alcuni periodi può diventare merce rara (basta vedere i periodi in cui non ho scritto niente), ho deciso di elaborare una strategia per i momenti di vacche magre, e su questo necessito di un vostro parere al riguardo.

Sono infatti arrivato a concepire quattro possibili strategie, tutte perfettamente sensate e plausibili, e non riesco a decidere quale sia la più convincente.

Le elenco qui di seguito, se vi va votate nei commenti, grazie.

Elenco delle soluzioni possibili:

1) bere deliberatamente 20 litri d'acqua al giorno, in modo da aumentare le occasioni di minzione;

2) attaccare un bidone da 20 litri d'acqua a "testa in giù" ad un palo robusto, e collegare un dosatore da flebo in vena, in modo da ottenere lo stesso risultato del punto 1, ma in maniera passiva, quindi senza dover bere;


3) entrare nottetempo in un reparto di ginecologia di una Asl, trafugare le cartelle cliniche delle pazienti ammalate di cistite, rintracciare e provare a sedurre tutte quelle comprese nella fascia 20-85 anni, ed eventualmente accoppiarsi ripetutamente con quelle disponibili al fine di contrarre deliberatamente una portentosa cistite, in modo da poter aumentare a dismisura le occasioni di minzione senza per questo dover bere di più;

4) [nel caso in cui perfino le 85enni dovessero opporre insensate resistenze al mio fascino] poggiare deliberatamente il mio organo riproduttivo sul bordo dei water dei bagni pubblici allo scopo di contrarre volontariamente una portentosa cistite, in modo da poter aumentare a dismisura le occasioni di minzione senza per questo dover bere di più, sperando di non contrarre oltre alla cistite malattie ben più gravi.


Non voglio influenzarvi, so che la quarta ipotesi può sembrare un po' azzardata, ma... vi piace leggere questo blog?

Bene, l'arte a volte richiede dei sacrifici.


10.2.2008

9.2.08

Avvertenze

Scrivere è tutto.


Può essere l'aspirina con cui fare passare i postumi di una sbornia di pensieri.

Può essere il bicarbonato che aiuta a digerire il mondo com'è.

Può essere il pennello che dipinge un mondo come vorremmo che fosse.


Pare che Joseph Stalin abbia detto: "Gli scrittori sono gli ingegneri dell'anima".

Se così fosse, leggete cioè che scrivo con cautela.

Diffidate.

Sono uno scrittore senza licenza, io.


Sono un ingegnere abusivo.


9.2.2008


7.2.08

Percezione e buoni propositi

Oggi è giovedì. Giovedì sera. E fin qui, lo ammetto, non è una grandissima notizia. Il punto è che... è "di nuovo" giovedì. Senza preavviso, strisciando nel buio, un'altra settimana lavorativa si sta per concludere con una velocità inaudita.

La percezione del tempo (e soprattutto della velocità del suo scorrere) è forse la più soggettiva delle cose. Woody Allen, ad esempio, scrisse: "Quello che so della fisica è che per un uomo sulla spiaggia il tempo scorre più in fretta che per un suo simile su una barca. Specialmente se l'uomo sulla barca è in compagnia della moglie".

Penso che tutti abbiamo nel nostro vissuto delle interminabili attese di mezz'ora, così come delle velocissime giornate.

Ma al di là dei signoli momenti, comincio a sperimentare come sia vero che più in avanti si va nel percorso della vita, più si ha la sensazione che il tempo acceleri.
Non dico che le settimane diventino giorni, ma davvero si percepisce con forza che le cose, nella loro ciclicità, si ripresentino "di già" a noi con frequenza sospetta.

C'è chi a volte guarda indietro, come se avesse necessità di tornare ad un bivio del passato per vedere se è possibile imboccare una strada diversa, o semplicemente perché ha necessità di ricordare perché ha scelto quella che sta percorrendo.

C'è chi ha deciso di cancellare le tracce dei propri passi, per non poter tornare indietro, e non ha altro che guardare i propri passi, magari trovando il coraggio a volte di alzare lo sguardo e immaginare il proprio cammino.

In questi "viaggi nel tempo" emerge tutta la differenza tra il guardarsi indietro e lo scrutare in avanti.

Indietro guardi alla gioventù, e la gioventù è vigore, la gioventù emana una forza che attrae e ammanta di senso le cose. Un giovane che afferma le proprie convinzioni ha personalità, un giovane che contesta può diventare facilmente un simbolo, un eroe.

Se guardi avanti devi accettare il rischio di immaginarti, come in una visione, in un futuro che può dirti molte cose.

Per un istante, in questi giorni, ho immaginato un me stesso vecchio, nel futuro. E un vecchio che afferma le proprie convinzioni è un rompicazzi, un vecchio che contesta può diventare facilmente un residuato da compatire.

Ho lasciato che la fantasia galoppasse e mi sono visto vecchio,
in un bus, intento a scuotere la testa disgustato dalla poca educazione dei giovani, con la pelle che puzza di disidratazione, con una giacca demodè con le toppe ai gomiti, la forfora sulle spalle... sfoderando un agghiacciante ghigno senza denti.

Ho visto le persone allonantarsi con orrore.

Sono già sopravvissuto ai miei capelli.

No, no, prometto...

Non sopravviverò ai miei denti.



07.02.2008

1.2.08

Oscuri presagi: il post dell'uomo sfigato






La vita è complicata.

La mia lo è stata fin dall'inizio.
Mia madre ebbe le doglie durante una gita fuori porta. Sono nato in un ospedale di provincia, uno di quelli la cui insegna di notte recita O P DA E. Uno di quelli in cui i corridoio sono corsie e ai topi, in ossequi al vecchio detto "se non li puoi combattere fatteli amici", fanno fare corsi da infermieri professionali e poi li assumono.


Ho ricordi della mia infanzia che sono tatuati indelebilmente nella mia anima, come quando avevo 5 anni e mio padre fece salire me e il nostro cane Adolf sulla 600 scassata ereditata dal nonno, percorse la statale verso Corleone, uscì allo svincolo del bosco Ficuzza ed ebbe il coraggio di abbandonare un essere indifeso sul ciglio della strada.

Ho ancora negli occhi l'immagine della 600 che si allontana, diventando sempre più piccola fino a perdenrsi nell'orizzonte, mentre Adolf mi guardava attraverso il lunotto posteriore, festoso e scodinzolante.

Mi ci volle una settimana per ritrovare la via di cas
a.


Ricordo la mia prima festa alle scuole medie, quando passai la serata a guardare la sorella di un mio compagno, col cuore che mi batteva all'impazzata. Non riuscivo a credere che, in quella penombra, lei guardasse proprio me. Cominciò un intenso scambio di sorrisi. Dopo un paio d'ore mi presi di coraggio, m
i avvicinai e la invitai a ballare.

Mi disse: "Volentieri... se solo non fossi cieca".


E' sempre andata così.


Fino a due giorni fa, quando ho comprato un gratta e vinci che è risultato vincente. 500.000 euro, non credevo ai miei occhi.

Sono entrato nell'ufficio del capo, e sventolandogli il biglietto sotto gli occhi gli ho detto tutto d'un fiato: "Ho finito di lavorare per un tirchio idiota come te, panzone sudaticcio incapace di emettere un solo suono sensato da quella fogna di bocca, patetico uomo che non sa neanche..."


Le parole sono rimaste sospese in aria, mentre un colpo di vento dalla finestra faceva sì che il biglietto volasse via dalla mia mano, per librarsi in aria in una serie di ipnotiche capovolte, fino ad atterrare nel tritadocumenti del capo, che per colmo di fortuna... era in funzione.

Ho visto la mia vita tagliata in tante piccole striscioline prive di significato.

Inutile dire che i tentativi di buttarla sul ridere non hanno sortito effetti, sono stato licenziato.


Ieri ho comprato il giornale degli annunci, ho aperto vari cassetti alla ricerca di qualche curriculum e ho trovato una foto di me settimino, appena nato all'ospedale. Non l'avevo mai vista prima.


Ho capito una cosa: è proprio vero che il buongiorno si vede dal mattino.





1.2.2008