22.2.08

Siamo la sesta potenza del mondo...

Nascere normodotati non è un merito, ma è indiscutibilmente una chance per una vita gradevole.

Nascere con un handicap non è un colpa, ma può sicuramente essere una tragedia.

Tra le esperienze della mia vita ci sono, tra il 1997 e il 1998, 10 mesi di servizio civile, trascorso
presso una antica villa che ospitava (a pagamento) dei portatori di handicap gravi e persone cosiddette lungodegente, come quelle colpite da ictus e restate paralizzate.

Superfluo dire che si è trattata di una
esperienza bellissima, intensa e proprio per questo discretamente devastante.
Metto qui accanto la foto di me e Roberto, uno dei cosiddetti "ospiti" dell'Oasi Verde, l'associazione presso cui ho svolto il servizio civile. Penso di non
fare torto a nessuno per due motivi: il primo è che come ho scritto all'inizio, l'handicap non è una colpa; nel caso di Roberto, poi, le condizioni così disastrate del suo corpo erano dovute ad una terribile malattia degenerativa, la sclerosi multipla.
Il secondo motivo è che Roberto, per sua fortuna,
è passato a miglior vita nel 1999... espressione che mai come in questo caso mi sembra appropriata.

La condizione di handicap ha secondo me come risvolto peggiore quello di imporre alle persone colpite di dover convivere sempre con la propria corporeità. Voglio dire che nell'impossibilità di poter provvedere a se stessi, alla propria igiene, alla propria nutrizione, queste che per noi sono delle piccole e banali azioni quotidiane diventano d
elle necessità primarie... inquietanti, pressanti, martellanti.

Questo ha fatto sì che una volta di fronte a uno degli ospiti, spastico
dalla nascista, che mi chiese "Siamo amici?" io abbia dovuto rispondere: "Non lo so Nino... parliamo molto, e mi fa piacere... ma non dimenticare che io sono la mano che non puoi usare per raderti, per telefonare, per fumare... non so se saremmo amici fuori da qui".

Da persona intelligente qual è, apprezzò la sincerità della mia risposta, ma non senza un'ombra di tristezza negli occhi.

Questa esperienza mi è tornata in mente oggi, perché mi sono imbattuto in un link che porta ad una puntata di Falò, trasmissione della RTSI, Radiotelevisione Svizzera
di lingua Italiana (che credo proprio sia una televisione pubblica) che il 14 febbraio, giorno di San Valentino, ha mandato in onda uno speciale su handicap e sessualità, su come in Svizzera e Germania ci siano dei programmi per il riconoscimento del diritto del disabile alla sessualità.

Proprio per questa condizione di estrema corporeità, mi è sembrato strano rendermi conto che non avevo mai fatto caso alla totale assenza di sessualità di queste persone, o meglio al fatto che come esponente dei cosiddetti "normodotati" non sono mai andato all'idea che gli ospiti di questo luogo di degenza potesse avere delle pulsioni, dei bisogni, dei desideri legati alla sessualità.

Mentre da noi ogni sera qualche oca va a mostrarsi a Porta a Porta, o con ridondante accanimento si vivisezionano in tv le storie di delitti e persone vivisezionate, oppure a Striscia la Notizia si dà la caccia a fattucchiere e falsi medici, nella piccolissima Svizzera vanno in onda trasmissioni come questa, Falò a cura di Renato P
ugina, che affonta l'argomento senza peli sulla lingua, ma con rigore giornalistico e senza la minima volgarità.

Ecco come l'autore dell'inchiesta presenta il pezzo:

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CAREZZE A PAGAMENTO
di Renato Pugina
"Attorno alla sessualità delle persone con handicap c’è da sempre una sorta di tabù, per molti è difficile accettare che anche loro abbiano dei desideri sessuali. Su questo tema la Svizzera è all’avanguardia per un’iniziativa che ha destato molto interesse, ma anche numerose polemiche e prese di posizione, quella sugli “assistenti sessuali”, donne e uomini che forniscono prestazioni sessuali a pagamento a disabili fisici e mentali. Ma chi sono gli “assistenti sessuali”, perché hanno deciso di intraprendere questo mestiere, la loro è prostituzione oppure qualcosa di diverso? Per la prima volta due assistenti sessuali che operano nella Svizzera tedesca hanno accettato di farsi seguire nel loro lavoro. Con la loro forte partecipazione e le intense testimonianze delle persone con handicap il documentario svela un mondo nascosto di bisogni sessuali negati e di una grande ricerca d’amore."
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Se nell'oceano del tempo della vostra vita trovate una pozzangera da 43 minuti, vi consiglio di vederlo. Vi basta avere Real Player. Se non avete il programma, potete scaricarlo seguendo questo link:








Sia che abbiate scaricato adesso il programma o che l'aveste già, per visualizzare il filmato cliccate qui:


Se riuscite a trovare il tempo e a vederlo, fatemi sapere che ne pensate.


22.02.2008

2 commenti:

dona ha detto...

All'inizio mi ha un po' spiazzato, comunque... assolutamente grazie per la segnalazione, è interessante scoprire cose nuove...

Luigi ha detto...

Anch'io ho conosciuto Nino. E' stato tremendo per me,visto la mia inesperienza, ma pericoloso per lui, visto che non sapendo come dovesse bere l'ho fatto affogare. Quando parlai dell'infanzia negata, nel mio blog potevo parlare benissimo anche dei portatori di handicap, visto che come i bambini non saranno mai autosufficienti. Così come i bambini, anche loro dovranno essere aiutati per provare qualsiasi cosa una persona "normale" può facilmente provare. E' giusto, è anche cristiano, è umano.