28.10.09

Le difficoltà della comunicazione a distanza (ovvero l'importanza anche di una cazzo di minuscola i)

Ipotizza di stare parlando (scrivendo?) su MSN.

Ipotizza di stare parlando con una donna, di essere nel mezzo di una di quelle discussioni tendenzialmente ambigue, di quelle che... poi magari piove.

E che in uno di quei bivi scherzosamente ambigui (ambiguamente scherzosi?) tu non sia così fortunato da avere posta da lei una domanda retorica del tipo "Ma ti sto sul cazzo?", una di quelle cui potresti anche rispondere "Magari", con una faccina che ammicchi...

...invece no... metti che lei, imbottita di buoni propositi riguardo a formali decenza e decoro, ti chieda: "Ma mi ascolti quando parlo?".

E ipotizza che tanta decenza e decorono ti facciano scattare un interruttore interno, del tipo "Poetry mode: ON"... e che tu te ne esca con una litania preterintenzionale tipo:

"In ogni parola che scrivi...
in ogni foto che mandi...
in ogni pensiero che propaghi nel mio spazio...
in ogni sospiro che esali...
io...

...io ti odo".


Ipotizza che le mani vadano più veloce delle dita... e che nel digitare quelle due semplici lettere, O, D, in sequenza binaria 1-0-1, una cazzo di minuscola i decida di intromettersi nella comunicazione...

E che ti venga fuori una risposta del tipo:

"In ogni parola che scrivi...
in ogni foto che mandi...
in ogni pensiero che propaghi nel mio spazio...
in ogni sospiro che esali...
io...

...io ti odio".


No, dico... "ti odio".

La cosa più forte che si possa pensare, dire o scrivere di qualcuno a questo mondo. Perché l'amore passa, l'odio vero resiste.

E lì l'apocalisse: dramma, domande, richieste di spiegazioni...

E allora no.

Riforma.



"Ma mi ascolti quando parlo?".

"Mi stai sul cazzo. O almeno, vorrei tanto che lo facessi".


Meglio.

Molto meglio.

:)


28 Ottobre 2009

5.10.09

Twilight Zone

Le 19:00, negli ultimi 8 anni, non sono per me un orario qualunque.

Da 8 anni a questa parte, salvo imprevisti, alle 19:00 porto fuori Camilla per la seconda della sue passeggiate quotidiane.

Alle 19:00, in questo periodo dell'anno, il giorno non è più ma la notte non è ancora. E proprio la luce improbabile della twilight zone, quello che in italiano chiamiamo crepuscolo, rende credibile qualsiasi scenario.

Anche che la notte non arrivi e che il Sole, per dispetto, decida di rialzarsi contronatura da ovest verso est. Tutto sembra plausibile in questa terra di passaggio tra la luce e l'oscurità.

Il mare e il cielo, alle 19:00 di inizio ottobre, si fondono in un unico sfondo azzurro indefinito, impalbabile ma netto.

Come oggi.

Oggi però questo sfondo azzurro unico era interrotto al centro, da ovest verso est, da una riga più scura.

Se ad essere increspata fosse la superficie del mare all'orizzonte o la base del cielo non lo so, e non mi interessa. E' l'ora del crepuscolo, non conta ciò che è davvero.

So che quel ponte blu scuro sembrava proiettato da un presente che, esausto, non è più a un futuro che, essendo un'ipotesi, non è ancora.


E il fatto che sia arrivato il buio ad ingoiare tutto non cambia nulla

Quel ponte è ancora là, non lo vedo ma lo sento.




5 ottobre 2009