6.11.11

Riforme

A che venne il tempo, fummo espulsi dal nulla e scaraventati in questa vita.

E dall'istante in cui siamo catapultati in questa vita, siamo chiamati ad una missione che non abbiamo chiesto: fare la nostra parte.

E non parlo degli obblighi sociali, quelli sono rimandati alla nostra versione aggiornata.

No, inizia subito.

Il muco che ostruisce le nostre vie respiratorie viene aspirato, a riempire una cannulla. Entrambi andranno smaltiti.

Per il mero fatto di essere nati, il nostro fiato sposta l'aria, cavalcando onde sonore, si propaga nello spazio, impatta con i timpani dei presenti e crea un suono che semplicemente prima non c'era.

Il nostro corpo, metabolicamente, produce calore che cambia la temperatura media dell'aria, per impercettibile che possa essere il cambiamento.

Anche dopo la morte, quando il calore del corpo sarà consunto dal freddo intorno, resteranno masse di materia che il mondo provvederà a rimettere in circolo.

Perché da che siamo qui, una parte la facciamo. Volenti o nolenti.

E se è difficile immaginare una qualche volontarietà nel meconio, o nel fatto che per avere l'energia di battere i tasti per scrivere adesso il mio corpo ha fatto sì che il tabulè di ieri ora stia facendo un bagno a mare, è vero che tantissimo c'è dato di scegliere.

Scegliere per funzione cognitiva, o perché troviamo il coraggio di abbandonarci alla nostra natura, poco cambia.

Fare la nostra parte è scegliere.

Ogni bivio scelto è una strada da percorrere + infiniti bivi che ci siamo persi. Alcuni per sempre.

A questo siamo chiamati, nel momento in cui nasciamo.

A perseguire un progresso. E non per scelta elettiva, ma semplicemente perché noi siamo progresso. Inevitabile. Inarrestabile.

Siamo chiamati a mettere in atto continue riforme.

Noi trasformiamo tutto. Bruciamo ossigeno per respirare, respiriamo per esistere.

Bruciamo il futuro più prossimo per poter avere un presente.

Trasformare il presente.

Siamo fortunati ad essere qui, abbiamo ciascuno il senso acuto del proprio spirito per cogliere ciò che abbiamo dentro e intorno a noi.

Mi è sembrato di capire che questo mi chieda il mio progresso: cercare di cogliere ciò che è così bello, armonico seppur sinuoso, da farti venire voglia di essere.

Esistere.

Esserci.

E di attuare quando occorre le riforme necessarie perché questa bellezza sia, per quanto possibile, intorno a te.

Se siamo su un divano, è raro che ci si muova d'improvviso senza una ragione.

Ci muoviamo per necessità, per la pipì, perché abbiamo sete.

Ci muoviamo per voglia, per prendere il telefono e chiamare una persona cara, per ballare, per prendere carta e carboncino, una bottiglia di Southern Comfort, tabacco cartine e filtrini, uno strumento musicale, o per fare una doccia e uscire.

Nell'adolescenza della ragione e dello spirito questa può essere presa per una diarchia intollerabile. Una tirannide severa.

E ci si muove per muoversi, perché altrimenti si ha la sensazione di sprecare il proprio tempo.

Come qualcuno che si alzi da un divano e, per generare movimento, cominci a correre e rimbalzare contro le pareti.

Non si riforma, si deforma.

Perché questo facciamo vivendo: trasformiamo noi e il mondo. Tanto più quello che rendiamo a noi prossimo.

Se vogliamo sconfiggere la noia e ammazzare il tempo, è sempre un bene uccidere solo il tempo, non ciò che ci facciamo capitare a tiro per il bisogno di muoversi.



6 Novembre 2011