31.3.09

Male non farà




Ehi bella non ti vedo bene
qualsiasi cosa, non lasciarti andare
son qua, se vuoi son qua, parliamone dai
ti posso offrire una bottiglia
e spalle larghe portaguai...
ti posso offrire una bottiglia
e spalle larghe, spalle larghe, spalle larghe
Sai bella è tutto nel riuscire
a conservarsi un uscio per uscire
son qua, se vuoi son qua, le chiavi ce le hai
e sarà gratis ma tu passa alla cassa
con l'amore che vuoi
non sarà gratis ma tu passa alla cassa e poi
cassa e poi, cassa e poi,
cassa e poi...

E appoggiati a me

che se ci dovesse andar male
cadremo insieme
e insieme sapremo cadere
e appoggiati a me
con la pesantezza del cuore
Dai deciditi che
male non farà...
male non... male non farà...
male non... male non farà...

Dai bella lascia giù un sorriso
lo pago bene te lo pago a peso
ce l'hai lo so ce l'hai
ce l'hai proprio lì
ho tutto il tempo che ci serve
io lo aspetto qui
ho tutto il tempo che ci serve
io l'aspetto... io l'aspetto
io l'aspetto

E appoggiati a me

che se ci dovesse andar male
cadremo insieme
e insieme sapremo cadere
e appoggiati a me
con la pesantezza del cuore
Dai deciditi che
male non farà...


31 Marzo 2009

30.3.09

Risvegli sonori

Guardate questo video:



Ecco... che i palazzi implodessero lo sapevo... che potesse accadere anche alle persone no, e non pensavo che ne sarei stato spettatore un giorno, di vederlo accadere sotto i miei occhi.

Non si finisce mai di imparare :)


30 Marzo 2009

25.3.09

Happy Birthday To Me

Perché di regola odio i compleanni, ma quest'anno i miei 18 anni diventano maggiorenni.

E se non ne fossi contento, so che poi me ne pentirei e mi morderei le labbra.




25 Marzo 1973/2009

23.3.09

L'amore, linguaggio (quasi) universale

- Je t'aime?

- What?

Perché se è vero che l'amore ha un linguaggio universale, a volte non è facile comunicare e, soprattutto, non tutti sono in grado di capirsi davvero.

Segue una serie di dialoghi improbabili.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

- Che belle le stelle...

- Eh sì.

- Ah, ma secondo te è l'Orsa Minore o Maggiore?

- Ridillo.

- Cosa?

- "Orsa"

- Orsa...

- Secondo me è diesis.



Lei: insegnante
Lui: musicista


- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -


- Ciao, ho preso il pollo...

- Bene, io ho preso la quaglia... ci vediamo alle 20.00 sotto l'ala dello sparviero.

- Ma che cazzo dici?

- Non sei Alfa12?

- Sono tua moglie, idiota. E non fare tardi per la cena.



Lei: casalinga
Lui: agente segreto


- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -



- Ciao tesoro...

- Ciao.

- Andata bene la giornata?

- Sono distrutta.

- Anch'io, tutto il giorno a lavorare con le tubature.

- Eh, infatti, non dirlo a me...

- Potremmo evitare di parlane?



Lui: idraulico
Lei: pornostar



- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -



- Amore, la cena è in tavola.

- Arrivo... Buonissimo questo arrosto... cos'è?

- Non so, ho usato la carne che hai portato oggi, quella che hai lasciato sul ripiano della cucina.

- Cazzo! Devo smetterla di portarmi il lavoro a casa.



Lei: casalinga
Lui: anatomo patologo

Rapporti a progetto

Ibrahimovic segna due gol alla Reggina, altri due gol, e l'Inter rimane in testa alla classifica. E sono 19 in campionato. Però nelle dichiarazioni post partita, a specifica domanda sul suo futuro all'Inter dichiara "Vedremo".

Non fosse che il calciatore svedese ha altri 4 anni di contratto a 11 milioni netti l'anno.

E sì, perché l'imprenditore proprietario di una squadra di calcio elargisce lauti stipendi in virtù di un contratto, ma grazie allo stesso contratto è tutelato: non è che l'indomani il calciatore dice "Vado via" e possa farlo davvero... è necessaria una separazione consensuale, che va pagata dalla squadra acquirente.

Quindi investo una cifra immensa nell'ingaggio di un calciatore, quindi stabilisco un rapporto di interscambio con un individuo, ma sono obbligato a rispettare il patto con un contratto, che però mi garantisce anche.

E nella vita comune?

Perché le relazioni interpersonali implicano un investimento a volte banale, ma spesso ingentissimo. E non c'è contratto che tenga. Puoi ritrovarti a mettere gran parte di te in un rapporto (di qualsiasi natura esso sia), a riversare nel quotidiano speranze, a proiettarle nel futuro facendone dei sogni ad occhi aperti, puoi ribaltare il mondo sovvertendo le leggi della logica, della fisica... trovando dentro di te l'impeto che fa passare queste rivoluzioni come fossero dei giochi per bambini, e poi sentirti dire "Domani insieme? Non so, vediamo".

Perché qui non è richiesta la separazione consensuale.

Ma quanto investire in un rapporto? Esiste un parametro diverso dalle sensazioni a pelle?

Siamo una generazione strana. Se qualcuno ci proponesse l'acquisto di un oggetto, per determinarne il valore cercheremmo su google un sito che ci dia una valutazione dell'oggetto...

E siccome, per fortuna, con le persone non puoi farlo, niente di strano che quando l'investimento potenziale aleggia nell'aria, portando con sé sensazioni di grandezza ed ineluttabilità, si sia tentati di dare una valutazione a ribasso, di contrastare un investimento alto che non ha sotto nessuna rete di protezione.

Davvero non c'è niente di strano.

Di triste, invece, c'è parecchio.



23 Marzo 2009

19.3.09

Qualità e convenienza

Il rumore del traffico di inizio pomeriggio, che aveva preso a srotolarsi alle sue spalle come un serpente che si stiracchi dopo un sonnellino, faceva da sottofondo musicale alla sua attesa. Era cosciente che arrivare con mezz'ora di anticipo sull'apertura del negozio avrebbe amplificato a dismisura la sua smania, ma a casa non riusciva a resistere: era in piena fase compulsiva, agire era diventato l'imperativo categorico cui, umilmente, non avrebbe neanche provato a sottrarsi.

Tutto tornò utile per colmare il vuoto temporale che lo separava dal dolce suono della saracinesca che viene alzata. Filastrocche infantili, canzoni della sua giovinezza, in un angolo remoto dei suoi ricordì scovò addirittura frammenti di tabelline. Inutile nasconderlo, fu una sofferenza.

Nè lo aiutò una telefonata ricevuta sul cellulare, che gli ricordava l'incombenza prevista per l'indomani mattina: il discorso di apertura che avrebbe dovuto tenere alla conferenza dei delegati capisettore. Non aveva mai sperimentato il panico in vita sua, ma era pronto a scommettere di non esserne troppo lontano in questo momento.

Mentre era preso ad ascoltare le sensazione proveniente dal proprio corpo, disegnando una mappa mentale del proprio sudore sotto gli indumenti, sentì la saracinesca alzarsi.

Si comportò allo stesso modo che in tanti altri aveva considerato esecrabile: si fiondò subito dietro il gestore del negozio, non aspettando neanche che le luci dell'ingresso fossero accese. Non fosse stato che, nonostante l'agitazione, aveva comunque un aspetto distinto, lo si sarebbe preso senza dubbio per un rapinatore.

Il commesso lo guardò un po' infastidito, ma resosi conto che quello sguardo schizzato non era figlio della fretta, ma di genuina preoccupazione, si mostrò particolarmente cortese.


- Prego, come posso esserle utile?

- Allora... domani mattina... devo parlare ad una conferenza... e sono... come posso dire...

- Si rilassi, abbiamo tutto quelle che le serve

- Bene... ho anche preparato una lista... dove l'ho messa... ah, ecco... dunque... avete "Sicurezza in se stessi"?

- Certo. E' in offerta questo mese, prendendone 2 dosi la terza la paga la metà. Costa 30 euro a dose.

- Bene, bene... me ne dia 5 in tutto e faccia il totale.

- Ottimo. C'era dell'altro?

- Sì, sì, certo... mi servirebbe un po' di "Chiarezza espositiva".

- Guardi, ne ho un tipo che la lascerà soddisfattissimo: arriva dalla scuola di Eloquenza dell'Università di Princeton. Si inala mezz'ora prima di scrivere ed ha un effetto prolungato per 4 ore. Viene 40 euro, lo prende?

- Me ne dia due. E poi mi serve anche un po' di "Decisione", non tantissima.

- E' solo in confezioni da tre... però se ha la tessera cliente facciamo così: gliene do un pacchetto, e gli altri due li conservo a suo nome per il futuro.

- Splendido. Ah, quanto costa?

- La confezione da 3 è conveniente, viene 20 euro iva incluso.

- 20 euro a pezzo?

- No, no, in totale.

- Ah, ottimo. Ha mica "Charme"?

- Francese o italiano?

- Differenze?

- Quasi nessuna... nessuna che la sua audience possa cogliere. E quella italiana costa meno, sono compresse a rilascio graduale, 12 euro il blister con 12 capsule.

- Prendo anche questo.

- Bene. Serviva altro?

- No... non credo. Ah, sì! Parole. Ho bisogno di parole, parole, parole... in che confezione le avete?

- Scatole da 30.000 ciascuno. Quante ne prende?

- Mi faccia pensare... 30.000... mi sa che mi metto al sicuro, ne prendo 5 scatole.

- Bene. Le faccio il totale.

- Scusi, le parole quanto costano?

- Le parole? Non si preoccupi, quelle sono gratis.




19 Marzo 2009

13.3.09

Il Centro

Il centro non mi ha mai convinto. Politicamente l'ho sempre visto come il tempio dell'insipienza. E in effetti lo è, il trionfo dell'equidistanza.

Ma chi riesce ad essere distante dai temi della vita? Chi è capace di essere moderato di fronte all'eutanasia, all'aborto, allo sciopero, alle droghe? Due categorie di persone, credo: chi non si è mai trovato a doversi confrontare con i momenti duri della vita, quelli in cui hai 3 mostri davanti mentre hai una pistola in pugno e un solo proiettile... e i cadaveri.

Eppure c'è chi, come me e tanti altri, pur non avendo vissuto situazioni così radicali ascolta, assorbe e si immedesima... E sa che a volte il compito di un sedicente moderato centrista è quello di guardare una moneta di carta velina, con una faccia giusta e una sbagliata, cercare di trovare il modo di farla volteggiare in aria e farla cadere di taglio per poi trovarsi a dire: "Ecco, il taglio... il centro... quella è la risposta".

Guardo il corpo umano, e pur ammettendo che il centro lì ha una forza attrattiva non indifferente, mi trovo amico della testa e dei piedi: della statica elucubrazione e del potente dinamismo.

Dal centro cittadino fui estirpato vent'anni fa... e fatico a ricordare anche un solo istante di rimpianto, eppure...

Eppure in questi ultimi tempi la placida periferia cerebrale in cui vivo comincia a starmi stretta. Mi immagino sempre più spesso a piedi, in bici, in moto a muovermi in quell'intricato coacervo di tubi, cavi, fili, vene, arti, vita.

Perché sto scrivendo qui, in spiaggia, in questa cartolina di savvai, cielo, mare, vento... qui dove vivo, questo paradiso...

Ma il Paradiso non è dei vivi.

E comunque senza angeli non ha alcun senso.



13 marzo 2009


8.3.09

Ho

Ho voglia di guardare qualcuno negli occhi
E sentire salire dal basso ventre
incontrollabile fiammata di calore
quell'orgasmo di personalità
che mi porti a sussurrare
"So cosa c'è da fare"

Ho voglia di tepore
di essere passeggero su un motorino
vestito di jeans e di cotone
mezzo ubriaco, stonato
con la guancia fiduciosa
poggiata sulla schiena di chi guida
impegnati a inseguire un colossale sogno
di cui non conosciamo il principio
né la fine, né il durante

Ho voglia di dimenticare che ci sia domani
e di vivere domani come oggi
di roteare su me stesso senza senso
di guardare gli altri pensando
"non potete capire",
tanto capire non serve a niente

Ho voglia di armonia discreta intorno a me
non geometrica, non soffocante
di essere la nota stonata eppure giusta
proprio lì
che faccia alzare il sopracciglio
con smarrita sorpresa

Ho voglia di avere voglia

5.3.09

Clamoroso outing

Sto leggendo un libro, bellissimo, pubblicato nel 1961 da uno scrittore americano e ambientato in massima parte, fin dove sono arrivato, in un sobborgo di New York durante l'estate del 1955.

Dal momento che rivelerò minima parte della trama, terrò per me autore e titolo.

La parte del libro che mi preme riportare qui è quella in cui la coppia sposata, che vive insieme ai due figli, progetta di trasferirsi in Francia. In realtà il progetto nasce da parte della moglie che, sentendosi resposabile dei sacrifici fatti fin lì dal marito (unica fonte di reddito della famiglia), decide di spostarsi a Parigi, di lavorare mantenendo il marito per almeno 5 anni in modo che lui abbia il tempo e la libertà - in un ambiente stimolante come doveva sembrare l'Europa vista da una america Maccartista - di "capire cosa vuole fare nella vita".

Il progetto in effetti è quello di donare a lui (già trentenne e padre di due figli) il tempo e il modo di capire quale sia la propria strada nel mondo.

Ecco... la propria strada nel mondo.

Questo paragrafo in particolare mi ha riportato indietro nel tempo, a tutti quei micro-bivi in cui mi ritrovavo immobile, incapace di decidere cosa fare della mia vita. Tempi in cui il massimo plausibile era intraprendere una strada per qualche tempo, salvo abbandonare tutto di lì a poco.

Che fosse l'università, piuttosto che suonare, le relazioni umane, stare qui a Palermo o fare qualcosa altrove, tutti i singoli potenziali aspetti di qualsiasi scelta venivano ponderati in maniera profonda.

In quegli anni di profondo rivugghio interiore (rivugghio = struggimento, per i non palermitani), diciamo dai 15 ai 19, oltrettutto non ero economicamente indipendente. Capitava così che ad ogni strada intrapresa e abbandonata, ad ogni filo pazientemente intessuto e poi reciso, coloro che provvedevano alla procrastinazione del mio essere in vita (i miei genitori) se ne uscivano spesso (segnatamente mia madre) con la domanda fatale: "Ma tu che vorresti fare nella vita?"

E io rispondevo, provando sincero sgomento al suono delle mie parole: "Non lo so"

E questa risposta, così abnormemente semplice rispetto a cotanta domanda, lasciava secondo me un sapore dal retrogusto amaro in chi la sentiva. Nessuno, tra coloro con cui parlavo, riusciva a superare il convincimento che dietro quel non lo so si celasse una pigrizia borghese da giovincello di famiglia tendenzialmente facoltosa, che stesse semplicemente rinviando il momento del confronto con la realtà del mondo. Realtà che, per inciso, non sto affrontando per scelta mia, dal momento che non mi risulta di aver mai chiesto a nessuno di mettermi al mondo.

Ora che dantescamente mi trovo nel mezzo del cammin della mia vita, ora che ho da tempo raggiunto l'indipendenza emotiva e una parvenza di indipendenza economica, quella che il mio stipendio da "aspirante precario - praticante morto di fame" mi permette, ora che ho la risposta nessuno più si sente in diritto di chiedermi "Ma tu cosa vorresti fare nella vita?".

Perché ora, 20 anni dopo i miei 15 anni, dopo aver vissuto lavori, progetti, esperienze, relazioni, fallimenti, piccoli successi, vette e abissi, so cosa davvero vorrei fare nella vita, e la risposta non è meno stupefacente di quella di allora.

La verità è che nella vita non vorrei fare niente.

E non è per pigrizia.

E' per quel senso di lacerante vuoto che provo ogni volta che qualcuno mi dice "Bravo, ben fatto"... quel vuoto determinato tra la distanza incolmabile tra la gratificazione gioiosa che dovrei provare, e il nulla che sento dentro.

E' per quella sensazione di sereno sconforto che provo nel vedere nascere un rapporto umano, quasi fosse un germoglio che cresce con volitiva forza, sapendo che custodisco nelle pieghe del mio cuore la falce che lo reciderà.

E' per quel velo di noia catastrofica di cui è ammantata qualsiasi ipotesi lavorativa nel mio futuro.

E', anche, perché "nulla", "niente" sono parole con una forza evocativa spaventosa.

Questo oggi.


Domani?

Vedremo. Come sempre.