13.3.09

Il Centro

Il centro non mi ha mai convinto. Politicamente l'ho sempre visto come il tempio dell'insipienza. E in effetti lo è, il trionfo dell'equidistanza.

Ma chi riesce ad essere distante dai temi della vita? Chi è capace di essere moderato di fronte all'eutanasia, all'aborto, allo sciopero, alle droghe? Due categorie di persone, credo: chi non si è mai trovato a doversi confrontare con i momenti duri della vita, quelli in cui hai 3 mostri davanti mentre hai una pistola in pugno e un solo proiettile... e i cadaveri.

Eppure c'è chi, come me e tanti altri, pur non avendo vissuto situazioni così radicali ascolta, assorbe e si immedesima... E sa che a volte il compito di un sedicente moderato centrista è quello di guardare una moneta di carta velina, con una faccia giusta e una sbagliata, cercare di trovare il modo di farla volteggiare in aria e farla cadere di taglio per poi trovarsi a dire: "Ecco, il taglio... il centro... quella è la risposta".

Guardo il corpo umano, e pur ammettendo che il centro lì ha una forza attrattiva non indifferente, mi trovo amico della testa e dei piedi: della statica elucubrazione e del potente dinamismo.

Dal centro cittadino fui estirpato vent'anni fa... e fatico a ricordare anche un solo istante di rimpianto, eppure...

Eppure in questi ultimi tempi la placida periferia cerebrale in cui vivo comincia a starmi stretta. Mi immagino sempre più spesso a piedi, in bici, in moto a muovermi in quell'intricato coacervo di tubi, cavi, fili, vene, arti, vita.

Perché sto scrivendo qui, in spiaggia, in questa cartolina di savvai, cielo, mare, vento... qui dove vivo, questo paradiso...

Ma il Paradiso non è dei vivi.

E comunque senza angeli non ha alcun senso.



13 marzo 2009


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