24.9.07

A ogni era, il suo...

VENI, VIDI... FUGI




24/09/2007

15.9.07

Boom! Sorpresa!






Quest'estate, come sempre alla ricerca del modo di turare le falle della mia millantata vasta cultura, mi sono lanciato nella lettura dell'Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam. Il titolo, va da sé, è uno di quelli imprescindibili, tipo "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, uno di quei libri che non puoi fare a meno di leggere (salvo magari poi scoprire che fa il giro ovunque, senza portarti da nessuna parte).

Una delle frasi che più mi ha colpito dell'Elogio è "La felicità consiste nel voler essere ciò che si è". Dirompente, nella sua quieta semplicità. Forse, solo un po' troppo definitiva, ché se è vero che voler essere ciò che si è può portare alla felicità, mica basta da sola come cosa... o mica è l'unica strada verso la felicità.

Senza voler divagare su un tema che ha portato vicino al limite con la follia fior di menti nel corso dei secoli (alcuni li ha proprio scaraventati oltre quel limite, me li immagino tutti questi argonauti della felicità andare in giro nudi, saltellanti e festosi, a parlare con le zecche nei campi in primavera inoltra
ta), aggiungo una variazione che balza agli occhi e alla mente ogni qual volta (sempre -.-) ci si immerge nel mondo circostante: "La felicità è voler vivere nel mondo in cui si vive".

Questa mi sembra ancora più azzeccata e però frustrante, perché se un minimo si può intervenire su ciò che si è (fermi lì, non andate a cercare un bisturi che vi modelli in meglio la personalità perché non esiste ancora e spero non esista
mai), invece è difficilissimo se non impossibile riuscire a intervenire sul mondo circostante.

Va bene caro lettore sedicenne reduce da una notte in spiaggia accanto ad un falò a cantare canzoni di Bob Dylan rimpiangendo quegli anni '60-'70 che né io né tu abbiamo vissuto in diretta (io nei '70 tecnicamente c'e
ro, ma per quanto fossi un bambino difficile nel 1979, a 6 anni, non mi infarcivo di canne nei centri sociali, purtroppo)...
Lo so cosa stai pensando... stai pensando che giusto stanotte... ma che dico... poche ore fa avete progettato la rivoluzione perfetta, in squisito equilibrio, cruenta e conciliante al punto giusto... e tutto cambierà e sarà bellissimo... sappi che avrai modo di vederti la rivoluzione sparire sotto i tuoi occhi come una tovaglia
che un prestigiatore chiamato Società avrà avuto la perizia di sfilarti da sotto piedi con un unico, elegante, congruo, folgorante movimento.

Visto che il mondo non si cambia, che male c'è a sperare che almeno ogni tanto riesca a stupirti? Non dico uno stupore eclatante, tipo "Apriamo il TG con la notizia che i confini tra le nazioni sono stati aboliti, e così la proprietà privata e il concetto di proprietà intellettuale. Sappiate che da adesso tutto è di tutti, sappiate usare bene questa ricchezza".

No, no, mi accontenterei di stupori più banali, minimali, di segnali che inducessero non dico alla gioia ma anche ad un minimo ottimismo... Che so, pensare di poter vivere in un mondo in sui muri invece che frasi tipo






qualcuno avesse l'ardire e l'ardore di scrivere:





Ok, torno a dormire.



15/09/2007

10.9.07

Drabble/3

Una storia in cento parole, scritta meditando su un futuro remoto che potrebbe approssimarsi... ma dico, non potrei semplicemente stramazzarmi di canne come fanno tutti invece che scrivere 'ste cose qui? Boh :)




Voi siete quelli veri

di Fattore Zero




Voi siete quelli veri.

Ho visto lo sgomento negli occhi di quei disperati cui la vita ha donato così poco da far loro avere bisogno di comprarmi. Li ho visti muovere sotto i miei freddi occhi "lavoro", "denaro", "successo" per lusingarmi, li ho visti farli pendere da un punto all'altro del mio orizzonte come fossero specchietti luccicanti da propinare allo sprovveduto pellerosa.

Pazzi.

Voi siete quelli veri... io sono solo un abozzo, un'ipotesi contrastata. Datemi acqua quando ho sete, e avrò fame. Datemi da mangiare quando ho fame, e avrò noia. Datemi qualcosa di interessante... e starò dormendo.



10/09/2007

4.9.07

Ajè Carramba

E per una volta, da fotografo rompiballe, mi sono trasformato in modello anche grazie al variopinto sombrero che mia sorella mi ha portato come souvenir dalla lontane lande del Mexico.
Metto due foto scattate da Valentina e Marco con la mia Nikon, giusto per non abusare del vostro stomaco.

Hasta luego.



(Valentina)



(Marco)

03.09.2007