16.11.09

...

28.10.09

Le difficoltà della comunicazione a distanza (ovvero l'importanza anche di una cazzo di minuscola i)

Ipotizza di stare parlando (scrivendo?) su MSN.

Ipotizza di stare parlando con una donna, di essere nel mezzo di una di quelle discussioni tendenzialmente ambigue, di quelle che... poi magari piove.

E che in uno di quei bivi scherzosamente ambigui (ambiguamente scherzosi?) tu non sia così fortunato da avere posta da lei una domanda retorica del tipo "Ma ti sto sul cazzo?", una di quelle cui potresti anche rispondere "Magari", con una faccina che ammicchi...

...invece no... metti che lei, imbottita di buoni propositi riguardo a formali decenza e decoro, ti chieda: "Ma mi ascolti quando parlo?".

E ipotizza che tanta decenza e decorono ti facciano scattare un interruttore interno, del tipo "Poetry mode: ON"... e che tu te ne esca con una litania preterintenzionale tipo:

"In ogni parola che scrivi...
in ogni foto che mandi...
in ogni pensiero che propaghi nel mio spazio...
in ogni sospiro che esali...
io...

...io ti odo".


Ipotizza che le mani vadano più veloce delle dita... e che nel digitare quelle due semplici lettere, O, D, in sequenza binaria 1-0-1, una cazzo di minuscola i decida di intromettersi nella comunicazione...

E che ti venga fuori una risposta del tipo:

"In ogni parola che scrivi...
in ogni foto che mandi...
in ogni pensiero che propaghi nel mio spazio...
in ogni sospiro che esali...
io...

...io ti odio".


No, dico... "ti odio".

La cosa più forte che si possa pensare, dire o scrivere di qualcuno a questo mondo. Perché l'amore passa, l'odio vero resiste.

E lì l'apocalisse: dramma, domande, richieste di spiegazioni...

E allora no.

Riforma.



"Ma mi ascolti quando parlo?".

"Mi stai sul cazzo. O almeno, vorrei tanto che lo facessi".


Meglio.

Molto meglio.

:)


28 Ottobre 2009

5.10.09

Twilight Zone

Le 19:00, negli ultimi 8 anni, non sono per me un orario qualunque.

Da 8 anni a questa parte, salvo imprevisti, alle 19:00 porto fuori Camilla per la seconda della sue passeggiate quotidiane.

Alle 19:00, in questo periodo dell'anno, il giorno non è più ma la notte non è ancora. E proprio la luce improbabile della twilight zone, quello che in italiano chiamiamo crepuscolo, rende credibile qualsiasi scenario.

Anche che la notte non arrivi e che il Sole, per dispetto, decida di rialzarsi contronatura da ovest verso est. Tutto sembra plausibile in questa terra di passaggio tra la luce e l'oscurità.

Il mare e il cielo, alle 19:00 di inizio ottobre, si fondono in un unico sfondo azzurro indefinito, impalbabile ma netto.

Come oggi.

Oggi però questo sfondo azzurro unico era interrotto al centro, da ovest verso est, da una riga più scura.

Se ad essere increspata fosse la superficie del mare all'orizzonte o la base del cielo non lo so, e non mi interessa. E' l'ora del crepuscolo, non conta ciò che è davvero.

So che quel ponte blu scuro sembrava proiettato da un presente che, esausto, non è più a un futuro che, essendo un'ipotesi, non è ancora.


E il fatto che sia arrivato il buio ad ingoiare tutto non cambia nulla

Quel ponte è ancora là, non lo vedo ma lo sento.




5 ottobre 2009

30.8.09

Fate voi

Ho sempre trovato irresistibilmente affascinante la mia parte indolente. Non oggettivamente affascinante... è una cosa tra me e me.

Se mai sono riuscito a strapparmi un sorrisino compiaciuto è stato non per qualcosa che ho fatto, o che ho deciso di fare, ma per qualcosa a cui sono riuscito a sottrarmi, trovando motivazioni così profondamente plausibili da aver convinto anche me stesso.

Non una meta mi è mai apparsa così lucente da farmi smuovere ideali chiappe da ipotetiche sedie per far sì che mi mettesi in moto.

Non una persona mi ha mai conquistato così in profondità da farmi barattare ponderatezza con progettualità.

Ne L'elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam una frase (tra le centinaia degne di nota) mi sovviene spesso in questi giorni: "La felicità consiste in massima parte nel voler essere ciò che si è".

Non nell'essere ciò che si vuole, ma nel voler essere ciò che si è. Non emancipazione ma accettazione. E c'è tutta la differenza del mondo.

Come quella che c'è tra il contemplare soddisfatto un'enorme montagna in cui si imbatte e il costruirla.

E io sono discretamente felice di ciò che sono, al netto dei miei lati insopportabili.

In questa estate c'erano in tv i mondiali di atletica, cominciano le partite del campionato di calcio, e vedi gente che fa, che partecipa... ma soprattutto un paio di giorni fa ho visto un reportage su Euronews: raccontava la vita di una associazione di disabili in Nicaragua, gestita dai disabili stessi. Questa associazione insegna a portatori di handicap dei mestieri, compatibili con le loro capacità, per permettere loro di avere una vita quanto più autonoma possibile. Un non vedente, grazie a un corso di formazione, era passato dalla vegetazione involontaria su una sedia all'avere una propria piccola bottega in cui costruisce e vende amache.

Ho poi spento la tv e per la prima volta dopo tanto tempo ho visto nel riflesso del mio volto nello schermo scuro il peso dell'unica risposta che ho sempre dato alla domanda fondamentale della mia vita.

"Ma tu cosa vorresti fare?"

"Non lo so".


Fate voi.



30 Agosto 2009

26.7.09

CCCP ovvero non tutto è ciò che sembra

- Maxdog

- Chi parla?

- Siamo la CCCP.

- Ah, sto sognando... la gloriosa Союз Советских Социалистических Республик mi chiama a sè... arrivo Madre Russia...

- Maxdog, ma che cazzo dice? Siamo la CCCP, Commissione Controllo Coerenza Post.

- Ah, non sapevo esistesse.

- Sig. Maxdog, con quello che lei non sa ci si potrebbero riempire dei libri.

- Guardi che lo fanno già, si chiamano "Enciclopedie".

- Faccia poco lo spiritoso.

- Io? Spiritoso io? Non mi permetterei mai.

- Dunque... lei vuole una vita tranquilla, eh?

- Mai detto.

- E però l'ha scritto in un post recente!

- Ribadisco, mai.

- E che ci dice di quello che canta "voglio una vita tranquilla la la la"?

- Posso permettermi di dirle che lei è stonato?

- Non sono stonato, ho un problema congenito alle adenoidi, ecco.

- Ma sa che si possono curare?

- Davvero? Le sarei grato se mi potesse linkare... ehi, un attimo!!! Lei sta sviando il discorso dalla questione principale!

- Io? Ma quando mai?

- Bando alle ciance. La vuole questa vita tranquilla o no?

- E' importante per voi saperlo?

- In realtà non ce ne frega una mazza ma, vede, noi siamo preposti al controllo della coerenza dei post, e dall'analisi del suo blog lei sembra ricercare tutto tranne che una vita tranquilla. Ci ha colpito questo improvviso cambio di rotta e per protocollo siamo tenuti a intervenire.

- E lo fate di professione?

- Sì, ci retribuiscono.

- E io che mi lamentavo del mio lavoro. Allora, provo a risponderle, e lo farò tutto d'un fiato: sì voglio una vita tranquilla ma non sempre, cioè non "non sempre tranquilla" ma "non sempre la voglio tranquilla", perché quando è tranquilla alla fine mi annoia ma quando è non tranquilla alla fine mi stressa.

- Quindi a 36 anni non è sicuro di sapere cosa vuole?

- Mai saputo.

- Bene, bene, possiamo considerare chiusa l'indagine.

- Ah, era una indagine addirittura... chiedo troppo volendone sapere le risultanze?

- Tutto a posto, stia tranquillo.

- Ovvero?

- Vede, il suo ultimo post sulla vita tranquilla ci aveva fatto temere che avesse trovato un equilibrio, il che sarebbe stato in controtendenza con questo blog che la dipinge, come sempre, a metà tra desiderio e autonegazione.

- Beh, sì... mi descrive abbastanza bene questo quadro...

- Ecco. Grazie alle sue risposte sappiamo che lei è incasinato come sempre, la coerenza è salva. Arrivederci.

- A voi. Ah, per le adenoidi...

- Ah, sì... aspetti... spengo il registratore così mi dice tutto... allora...


Click.



26 Luglio 2009

3.7.09

Pensiero di una notte di inizio estate




3 Luglio 2009