28.2.08

Stanotte...

Ho guidato,
ho camminato...
ho parlato...
ho bevuto...
ho suonato...

e ho sentito che ci siamo...
io e il mio incedere incerto,
io e i miei sguardi sbilenchi su un mondo che non comprendo fino in fondo...
io e i miei sogni sconfinati
a volte intrappolati nei confini della vita...

ci sono... ed ha un sapore strano...
di alcool, di nebbia e di speranza...
e suona meglio che non esserci.

E superfluo, ebro e bizzarro, stanotte sorrido.


28.2.2008

2 commenti:

Mari ha detto...

bellissima questa poesia, anche un po' maledetta...la parte che preferisco è
"e ho sentito che ci siamo...
io e il mio incedere incerto,
io e i miei sguardi sbilenchi " ...suona proprio bene. O male. :)

Maxdog ha detto...

Sai che non l'avevo percepita come poesia fino ad ora?

Sì, sembra divisa in versi...
ma in realtà tra una riga e l'altra non c'era tanto la voglia di dare un ritmo, quanto... un momento di sospensione alcolica, di riposizionamento dei neuroni per scrivere in concreto il "verso" successivo (in forma nebulosa, la sensazione era già dentro di me).

La parte che ti ha colpito... mi colpisce :)

Forse è solo che ognuno nota ciò a cui si sente più affine in un dato momento del proprio incedere (autocitazione piuttosto orgogliosa :D)...

A me, per assonanza col momento in cui l'ho scritta, piace davvero la parte:

"ci sono... ed ha un sapore strano...
di alcool, di nebbia e di speranza...
e suona meglio che non esserci."

Probabilmente anche per la sua fugacità :D