2.4.09

Di sponda

A giugno scorso io e Fabrizio, mentre traghettavamo sullo stretto di Messina alla volta di Bologna, ci trovammo in una delle nostre discussioni maccheron-filosofiche sul senso della vita: due giovani uomini (o anziani ragazzi, a seconda della prospettiva da cui si osserva) che riconsideravano le proprie influenze culturali. Tra le altre cose, e con Fabrizio non potrebbe essere altrimenti, si parlava di musica, delle nostre radici... e uscì fuori che la nostra generazione ha visto scoppiare sotto i propri occhi la rivoluzione Iron Maiden, Metallica, ma si è persa la rivoluzione vera, quella del '68, il potere dirompente di una Joni Mitchell. Fu lì che mi venne fuori una frase che Fabrizio mi rimanda indietro ogni volta che può, con un sorriso più che compiaciuto. Dissi: "Fabrì, siamo ribelli di secondo taglio".

Perché tantissime cose ti arrivano di sponda, spesso scopri che ciò che pensi sia un parto spontaneo altro non è che il rigurgito di qualcosa che è già accaduto, che è già stato pensato.

Penso al mito "Easy Rider"... al fascino tutto yankee della ribellione al consueto... e poi scopri che in realtà questa pietra miliare dell'immaginario collettivo di chi non anela a una vita da ragioniere con prole è in realtà una sorta di copia del film italiano "Il Sorpasso".

La mia generazione pianse, si appassionò al film "Compagni di Scuola" di Verdone, per poi scoprire che altro non era che la copia sbiadita del film "Il Grande Freddo", vero capolavoro generazionale. Il Grande Freddo l'ho visto con mostruoso ritardo insieme ai miei amici di allora, con quelli che avevo al mio fianco nella fase in quel grande cestello di lavabiancheria che è il ciclo della vita.

E una delle scene che mi colpì in maniera forte fu quella del funerale di Alex, protagonista mai mostrato nella versione che arrivò alle sale cinematografiche, che fu mondata di tutti i flashback che mostravano questo personaggio in vita.
Sarà stato contento colui che lo interpretava, Kevin Costner, che appare nel cast del film, ma di cui tutto ciò che si vede è una ciocca di capelli che viene pettinata prima della funzione in chiesa.

Mi colpì la scena del funerale perché veniva celebrato con musica di sottofondo, cosa impensabile qui da noi... e non una marcia funebre tetra, da cripta... ma una canzone stupenda dei Rolling Stones, "You can't always get what you want". La sola idea che ci sia una cultura che celebra un evento naturale con musica e cibo è sconvolgentemente bella.

Ne parlammo, con i miei amici, ed ebbi poco dubbi nell'immaginare una canzone per il mio funerale. Che poi è la stessa che avevo in testa stamattina al mio risveglio. Fossi scaramantico avrei di che preoccuparmi, ma per fortuna non è il caso.

Perché col tempo ho ascoltato il testo di questa canzone e ho anche compreso le ragioni profonde della mia scelta di allora: è un inno alla vita, e come la vita stessa è complessa nella sua disarmante semplicità... semplice come struttura, complessa in ciò che può suscitare...

Nel passaggio centrale il testo recita:

"Happiness
Something in my own place
I'm stood here naked
Smiling, I feel no disgrace
With who I am

Happiness
Coming and going
I watch you look at me
Watch my fever growing
I know just who I am

But how many corners do I have to turn?
How many times do I have to learn
All the love I have is in my mind?

I hope you understand
I hope you understand"


Provo a tradurre:

"La felicità... qualcosa dentro di me
sto qui nudo, sorrido
non sento disonore per ciò che sono

La felicità... va e viene
Ti osservo mentre mi guardi
Vedo la mia febbre crescere
E l'unica cosa che so è chi sono io

Ma quanti angoli dovrò girare
Quante volte dovrò imparare
Che tutto l'amore che ho è nella mia testa?

Spero che possiate capire"


Amore per la vita, per un giorno come oggi... splendido e potenzialmente inutile come tutti gli altri... potenzialmente splendidamente inutile, ma non per questo meno bello... anzi...

E in realtà spero che possiate capire, ma non è questo che è importante.

Mi basta capire da me per sentirmi un uomo fortunato... I'm a lucky man... with fire in my hands...

Perché nella vita c'è di tutto, il desiderio, il bisogno, la paura... e siamo capaci di idee geniali, idiozie, scelte, cose che ci pentiamo di aver fatto, cose che vorremmo aver fatto diversamente, ma basta essere se stessi, senza vergogna per ciò che si è, senza nessuna strategia... e fino a quando c'è la voglia che ti mette il fuoco nella mani non manca niente, qualsiasi timore sparisce.

Perché la chiave è sempre la voglia, non la paura.

Quando la voglia c'è. Quando non c'è... punto.






2 Aprile 2009

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