Sito denuclearizzato

12.12.11

Spudorato uso privato del blog

Al/alla lettore/lettrice di Torino...


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Solo curiosità ;)

6.11.11

Riforme

A che venne il tempo, fummo espulsi dal nulla e scaraventati in questa vita.

E dall'istante in cui siamo catapultati in questa vita, siamo chiamati ad una missione che non abbiamo chiesto: fare la nostra parte.

E non parlo degli obblighi sociali, quelli sono rimandati alla nostra versione aggiornata.

No, inizia subito.

Il muco che ostruisce le nostre vie respiratorie viene aspirato, a riempire una cannulla. Entrambi andranno smaltiti.

Per il mero fatto di essere nati, il nostro fiato sposta l'aria, cavalcando onde sonore, si propaga nello spazio, impatta con i timpani dei presenti e crea un suono che semplicemente prima non c'era.

Il nostro corpo, metabolicamente, produce calore che cambia la temperatura media dell'aria, per impercettibile che possa essere il cambiamento.

Anche dopo la morte, quando il calore del corpo sarà consunto dal freddo intorno, resteranno masse di materia che il mondo provvederà a rimettere in circolo.

Perché da che siamo qui, una parte la facciamo. Volenti o nolenti.

E se è difficile immaginare una qualche volontarietà nel meconio, o nel fatto che per avere l'energia di battere i tasti per scrivere adesso il mio corpo ha fatto sì che il tabulè di ieri ora stia facendo un bagno a mare, è vero che tantissimo c'è dato di scegliere.

Scegliere per funzione cognitiva, o perché troviamo il coraggio di abbandonarci alla nostra natura, poco cambia.

Fare la nostra parte è scegliere.

Ogni bivio scelto è una strada da percorrere + infiniti bivi che ci siamo persi. Alcuni per sempre.

A questo siamo chiamati, nel momento in cui nasciamo.

A perseguire un progresso. E non per scelta elettiva, ma semplicemente perché noi siamo progresso. Inevitabile. Inarrestabile.

Siamo chiamati a mettere in atto continue riforme.

Noi trasformiamo tutto. Bruciamo ossigeno per respirare, respiriamo per esistere.

Bruciamo il futuro più prossimo per poter avere un presente.

Trasformare il presente.

Siamo fortunati ad essere qui, abbiamo ciascuno il senso acuto del proprio spirito per cogliere ciò che abbiamo dentro e intorno a noi.

Mi è sembrato di capire che questo mi chieda il mio progresso: cercare di cogliere ciò che è così bello, armonico seppur sinuoso, da farti venire voglia di essere.

Esistere.

Esserci.

E di attuare quando occorre le riforme necessarie perché questa bellezza sia, per quanto possibile, intorno a te.

Se siamo su un divano, è raro che ci si muova d'improvviso senza una ragione.

Ci muoviamo per necessità, per la pipì, perché abbiamo sete.

Ci muoviamo per voglia, per prendere il telefono e chiamare una persona cara, per ballare, per prendere carta e carboncino, una bottiglia di Southern Comfort, tabacco cartine e filtrini, uno strumento musicale, o per fare una doccia e uscire.

Nell'adolescenza della ragione e dello spirito questa può essere presa per una diarchia intollerabile. Una tirannide severa.

E ci si muove per muoversi, perché altrimenti si ha la sensazione di sprecare il proprio tempo.

Come qualcuno che si alzi da un divano e, per generare movimento, cominci a correre e rimbalzare contro le pareti.

Non si riforma, si deforma.

Perché questo facciamo vivendo: trasformiamo noi e il mondo. Tanto più quello che rendiamo a noi prossimo.

Se vogliamo sconfiggere la noia e ammazzare il tempo, è sempre un bene uccidere solo il tempo, non ciò che ci facciamo capitare a tiro per il bisogno di muoversi.



6 Novembre 2011

2.8.11

Do le dimissioni da questo mondo.

Temporaneamente.

Poi torno.

25.6.11

E' un periodo divertente.

Tiro un dado, ed esce sempre lo zero.


25 Giugno 2011

12.5.11

A nessuno

Quando la vita
dopo aver danzato
sulle ellissi del tempo
ci presenterà il conto
non ci sarà ricordo di te
capace di sondare le tue rughe
ma anche allora
e nel turbine delle nostre ceneri
io saprò che tu sei tu.


11 Maggio 2011

26.12.10

La nemesi del Fattore Zero

Tra pochi giorni questo blog vedrà una nuova data per i propri post, un nuovo anno, il sesto diverso dalla propria apertura. Sarei tentato di dire che sembra passato un giorno, ma in realtà tantissima acqua proverbiale è passata sotto gli altrettanto proverbiali ponti.

Una delle cose che mi ero ripromesso di chiarire un giorno, proprio all'inizio, era la questione relativa al titolo del blog, che ne era anche l'indirizzo: "fattore zero".

Il titolo è cambiato, l'indirizzo no perché, lo confesso, l'unico alternativo che mi stesse a cuore è già impegnato qui su blogspot, e cambiare per cambiare mi è sempre sembrato un approccio buono solo quando ogni speranza è persa ma persiste la paura. Ed è un mare in cui ho navigato nella mia vita.

Fattore Zero, dunque.

Nessuna pretesa di illustrare, raccontare, musicare qualcosa che rappresentasse un fattore nella vita degli altri, o nello scorrere del tempo e del mondo.

Semplicemente Fattore Zero, battesimo avvenuto a posteriori rispetto alla sua nascita non per scelta ma per rivelazione, è stato uno psedonimo che mi sono regalato per descrivere quello che per anni è stato il mio approccio alla vita.

Constatavo, esperienza dopo esperienza, come il prodotto finale delle cose che intraprendevo fosse sempre Zero. E mi sono dato una spiegazione semplice, perfettamente lineare, che mi ha convinto: Io mi proietto in ciò che faccio con un approccio disfattista, un approccio "zero".

1 x 0 = 0

Ma anche 10.000 x 0 = 0

Forse, anche se non ne sono del tutto sicuro a livello matematico... ∞ x 0 = 0.


Così mi sono spiegato tutto: se il mio approccio è zero, se io sono zero, non importa la grandezza delle imprese, delle sfide, dei divertimenti, dei rapporti, delle relazioni su cui io mi proietti: il risultato sarà sempre 0.

E questa spiegazione, per tantissimo tempo, mi ha soddisfatto.

Sebbene...

C'era una distonia evidente, proprio qui sulla homepage del mio blog, che avrebbe dovuto farmi capire l'errore concettuale di fondo, che pure era lampante.

Sulla destra, tra le cose per cui vale la pena di vivere (modo di definire le cose belle davvero amaro e disincantato, ora che ci penso), faceva bella mostra di sé: "Divertirmi a sprecare talenti".

Ora, che io abbia o meno talenti è cosa che rileva poco, il punto è che se ho scritto quella frase, a torto o a ragione, vuol dire che sono convinto di averli dei talenti... e chi ha talenti, o quantomeno è convinto di averli (e non voglio essere ipocrita, dal momento che non sono risultatopatico lo dico apertamente... ce li ho... che poi li metta o meno a frutto secondo i parametri umani mi interessa poco) non può essere un "fattore zero".

O forse può anche esserlo in concreto, ma di sicuro non può considerarsi tale.

Eppure un dato incontrovertibile c'era, matematico, solido, lì alla vista. Il risultato di tutto quello in cui mi sono cimentato ha dato 0. E non era uno 0 fattuale, quanto uno 0 emotivo... non constatavo uno zero algebrico, ma un vuoto a livello di sensazione profonda: per dirla con le parole di qualcuno, i figli del mio cuore erano tutti deformi.

E per chiarezza, io col cuore non amo soltanto... col cuore lavoro, ascolto, leggo, guardo, osservo, mangio, penso, sogno, respiro...

Da tempo Fattore Zero è defunto, ne ho dato annuncio su questo blog l'anno scorso in concomitanza con il mio 37° compleanno terrestre, nell'anno 1 della mia vita.

Questa morte, non meno importante di quella che arriverà un giorno, e di tutte quelle che ho già vissuto sulla mia pelle, è stata la prima celebrata con un rito di passaggio, sulla spiaggia di Mondello, in compagnia di una sacerdotessa, unica tra le anime che ho incontrato che potesse essere testimone di quel passaggio.

Perché è da tempo che sorrido, ma quel giorno è nato un sorriso diverso. Pensavo di essermi liberato della mia natura disfattista, di aver bruciato nei fatti un post di questo blog ma, simbolicamente, il mio approccio autosabotatorio, quello che aveva impedito X x 1 = X, e X x 10.000 = X x 10.000, dove X era la mia cifra tutta da scoprire.

Stamattina, però, leggendo "La confessione" di Tolstoj, nella descrizione di un passaggio della sua vita, qualcosa che era lì da tempo, e che non avevo ancora visto, mi è apparso in tutta la sua chiarezza. Epifania partoritasi su un comodo divano, libro in grembo, ma che è nata nella attesa che dei cioccolatini da 10 euro trovassero una nuova casa, in una via che ha il nome di una piazza, nel giorno prefestivo per eccellenza...

Ora so davvero perché Fattore Zero, so il perché dell'incongruenza sui talenti, so il perché dei figli del cuore deformi, so cosa ho bruciato in spiaggia il 25 Marzo 2010... e perché da allora il concetto di Dharma, che "le cose sono quelle che sono" è diventato il terreno in cui la mia natura vola gioiosa... quando è gioiosa... o perplessa quando è perplessa, o triste quando è triste...

Quel giorno sulla spiaggia, bruciando Fattore Zero, ho bruciato gli zero della mia vita... ho bruciato gli alibi, ho bruciato le scelte fatte al ribasso, ho bruciato le paure (non tutte, ma almeno ho iniziato)...

Ho bruciato le mie sovrastrutture, ho bruciato il bisogno, ho bruciato la falsa fiducia a metà che avevo in me stesso... era la fiducia su "me stesso" al netto delle paure, era fiducia in ciò che potevo fare "considerato che...", quella che ti tiene legato alle cose a metà nonostante i numerosi "Però..."

Ho bruciato tante scelte... non quelle passate, che non rinnego e che fanno parte della storia della mia vita e di me...
ho bruciato le scelte che, essendo in armonia 0 con la mia natura, facevano sì che X x 0 facesse sempre 0. L'ho scelto, l'ho voluto nel passato perché avevo paura di vedermi.

Ho bruciato l'esigenza di muovermi in una direzione qualsiasi per sentire di non essere fermo, ho bruciato l'esigenza di dover pensare a un qualsiasi qualcuno per non sentirmi solo...

Ecco perché non mi fa più paura (anche se mi dispiace) l'idea di poter essere solo: è perché ho incontrato me stesso, la mia natura, e ciò che mi fa dispiace davvero adesso è continuare a sentirmi solo in compagnia.

Non ho più paura dell'amore, o di essere inadeguato di fronte a una forza così immensa: l'amore non è un paradigma esterno, non è un test a scelta multipla...

L'amore non richiede entusiasmo, pazienza, presenza, fedeltà... non li richiede perché li porta con sé, per questo non c'è da averne paura. C'è solo una cosa che richieda, ed è gioiosa fiducia... e se quando arriva noi non ne possediamo, non è una colpa né un crimine, perché le cose che sono ciò che sono, tautologicamente, accadono quando accadono.

Ed è sublime, a modo suo, che i primi passi oltre la simbolica uccisione di Fattore Zero, i primi passi di constatazione di entusiasmo per me stesso o per qualcuno che proveniene dalla mia natura... io li abbia vissuti in risonanza, contemporaneità, telepatia con un'anima che per motivi diversi dai miei, per la sua vita, per la sua storia... è a sua volta in una fase Fattore Zero.

C'è qualcosa di sublime, non di bello, perché le tempeste portano sempre a un cambiamento del paesaggio.

Però sorrido, in questo momento.

E non è il sorriso amaro di chi sia scontento, è il sorriso di chi ha preso coscienza della propria natura, e senza vincoli e freni ha scoperto di saper volere bene in un modo che neanche immaginava.

Il sorriso di chi vola, gira lo sguardo e non si aspetta di trovare qualcuno che voli al suo fianco, ma che in un certo senso non è mai solo.

Un sorriso che, senza specchi o superfici riflettenti intorno, ha il suo doppio da qualche parte.

E il volare mi è dolce in questo cielo.






26 Dicembre 2010