28.12.11

Ricorda

Viviamo in una società basata sul credito. Dal latino, proprio questo significa: credito, fiducia.

Una banconota da 100 euro vale quella cifra sulla base della fiducia, non c'è più obbligo di custodirne, in banca, il controvalore in oro.

Credito. Fiducia.

A delle multinazionali statunitensi è stata data facoltà di stipulare polizze di assicurazione sulla vita dei propri dipendenti, all'insaputa dei lavoratori e delle loro famiglie.
Tizio muore, alla famiglia va zero, all'azienda per cui lavorava vanno milioni di dollari.
Come se permettessero a me di stipulare una assicurazione sull'incendio della vostra auto in mio favore.

Nell'ufficio in cui lavoro ho vissuto con i miei occhi il livello abnorme di sudiciume intellettuale, intelletivo, morale, etico che pervade i cosiddetti custodi delle nostre istituzioni.

Vedo intorno a me anime belle, ma stanche e sperdute, cercare un riparo al freddo della solitudine facendo sabbiature, ricoprendosi di granelli di possibili falsi amori pur di avere qualcosa a cui pensare, che le risucchi dal limitare dell'abisso cui si sentono perennemente vicine. E le vedo abbellire simulacri di altari, spacciando a se stesse candele per fuochi sacri.

Credito, fiducia.

Io sono incapace di amare.

Sono naturalmente sprovvisto degli strumenti adatti per farlo.

Laddove altri, portati dal soffio lieve del pensiero autentico, vedono persone e storie... io vedo linee e lingue di fuoco colorate.

Quando altri, guidati dalla melodia che hanno dentro, vedono amori... io vedo cieli.

E sono pericoloso, non per me quanto per gli altri, perché posso involontariamente ingannare.

Io so cos'è l'amore, ma non sono in grado di provarlo.

So com'è l'amore, ma non so viverlo.

Eppure, di fronte a un'armonia bella ancora oggi, con la mia voce aspra di fumo e mille urla verso il cielo notturno, dentro di me, canto le mie melodie.

Basta ricordarsi di dimenticare.



28 Dicembre 2011

1 commento:

TrecceNere ha detto...

cappelli...

http://youtu.be/OtPk3Z1Sh5M