28.12.06

Italians Do It Better

Nacqui italiano nel marzo 1973, concepito dagli italici Francesco e Maria nel giugno del 1972. Nacqui italiano sebbene qualcuno potrebbe obiettare, dandomi del nord africano, essendo Palermo e la Sicilia terra di confine. Tanté, innegabilmente carta di identità e passaporto riportano la dicitura "Nazionalità: Italiana". Senza ammettere repliche.
E questo è un fatto.
Crescendo i miei occhi e la mia mente hanno fatto da bersaglio a dosi massicce di radiazioni emesse dal tubo catodico di un televisore Telefunken prima, e di un Saba poi (entrambi tedeschi), che mi proiettarono in una infanzia infarcita di cartoni animati come Lupin III, Goldrake, Jeeg, Hurricane Polimar, Getta Robot, Holly & Benji, Capitan Harlock, Daitarn III (tutti giapponesi), telefilm come Chips, Hazard, A Team, Automan, Supercar, La banda dei sette (tutti americani).
Leggevo libri di tutte le provenienze, ricordo con particolare emozione le Avventure di Tom Sawyer di Mark Twain e i racconti dell'orrore di Edgar Allan Poe (americani).
Passando gli anni mi appassionai di musica, grazie allo stereo Sony (giapponese) venni a conoscenza di gruppi come i Duran Duran, i Talk Talk, i Genesis (inglesi), che fecero da anteprima alla stagione musicalmente più importante della mia vita, quella dell'hard rock - heavy metal.
Mi si dischiuse un mondo di energia e protesta, cominciai a spendere paghette e regali acquistando dischi, in vecchio e romantico vinile, di gruppi come Iron Maiden e Motörhead (inglesi), AC/DC (australo-scozzesi), e ancora Mötley Crüe,
Slayer, Metallica, Van Halen, Overkill, Kiss (statunitensi), Angra e Sepultura (brasiliani)... e tanti altri ancora.
Mi fu regalato, a 14 anni, un ciclomotore Aprilia Tuareg 50 (italiano), osceno ma utilissimo, col quale cominciai a girare il mondo allora disponibile, cioè la mia città e i suoi dintorni. In quegli anni si è formato il nucleo della mia visione del mondo. Suggerimento agli adolescenti: l'alcool è un potente antiemetico sociale, ma non lo consiglio... cercate altro, tipo... una fuga vera.
Cominciai a suonare un basso Epiphone by Gibson (U.S.A.), comprai anche una chitarra della stessa (sotto)marca, poi un basso e una chitarra acustica Ibanez (giapponese), di recente una Epiphone Les Paul (U.S.A., made in Korea).
Ho sviluppato, forse anche grazie a questo tipo di musica, una visione della vita e della società che, in quegli anni avrei riassunto così: ateo materialista storico, comunista (dottrina vecchia quanto il mondo, codificata idealmente da Platone (greco) e filosoficamen-economicamente da Marx e Engels (tedeschi)), tendenzialmente apolide. Non credevo e non credo tuttora nel concetto di nazione, alcuna; lo capisco solo come forma di pavida difesa di un piccolo cortile.
Non ho mai creduto nell'italico concetto di famiglia, credo nella monogamia come atto volontario e non come espressione di un "possesso" personale, non ho nessuna simpatia per il successo economico personale (accumulo della "roba"), odio le posizioni politiche di centro, soprattutto quelle deferenti verso quella aberrazione umana che è il Vaticano (DC-CCD-CDU-UDC docet).
Oggi posseggo una automobile Citroen (francese), una moto Yamaha (giapponese), un cellulare Motorola (U.S.A) dopo anni di telefoni Nokia (finlandesi).
Adoro leggere Alessandro Baricco (italiano), ho amato i libri di Pennac (francese), Stephen King (statunitense), Herman Hesse (tedesco)...
Di recente ho scoperto che mi piace fotografare (procedimento inventato da Luois Jacques Mandé Daguerre, francese), grazie alla mie macchine fotografiche Fujifilm (giapponese), foto che stampo con una stampante Epson (giapponese).
Altra cosa che mi piace fare, scrivere questo blog su internet (derivazione della statunitense Arpanet) su Blogger, di proprietà della statunitense Google.
...
Ora, a voi che avete avuto la pazienza di leggere fino a qui chiedo: perché dovrei amare l'Italia? Cioè, perché l'Italia piuttosto che il Giappone? Perché ci sono nato? Fossi nato in Algeria e avessi avuto lo stesso percorso "formativo", dovrei amare l'Algeria?
Ok, qualcuno dirà: "Beh, in Italia c'è democrazia e benessere, in questo paese hai avuto modo di venire a contatto con tutte le cose che ti piacciono".
Bene.
Vero.
Quindi dovrei amare l'Italia perché, in definitiva, non è una dittatura. Come una ipotetica donna di inizio secolo, trovatasi sposata con un uomo insulso senza poter scegliere, avrebbe dovuto amarlo per il semplice fatto che lui non la picchiava o non la segregava in casa.
Non so voi, ma io l'amore non lo so scegliere. Ammetto che ci siano cose adorabili nel mondo. Ho conosciuto cose o persone italiane adorabili, ma di cose o persone adorabili in quanto italiane, a tutt'oggi, nemmeno l'ombra.


28/12/2006

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