21.12.06

Mario Riccio, un eroe civile

Sono sempre restio a scrivere di cronaca, perché sicuramente sui giornali, in tv e sul web ci sono cronisti capaci, in grado di riportare i fatti per quelli che sono. Più difficile trovare, di questi tempi, qualcuno che prenda posizione su questioni scottanti.
Il giornalist
a, ormai, scrive su quello che è a tutti gli effetti un prodotto commerciale e non è facile scrivere qualcosa che possa creare un danno economico all'editore.
Così si assiste sempre più spesso a pezzi giornalistici improntati a quella orribile virtù, più ovina che umana, che si chiama "cautela".
Altro motivo che mi fa astenere dal parlare della cronaca è che questo blog, cosa certa, è letto da non più di 3, 4 persone al giorno, a volte neanche quelle. Tutte persone, con forse una eccezione, con le quali c'è quotidianamente modo di parlare con altri mezzi più diretti. Quindi di solito mi attira di più il postare una foto, magari scriteriata se è il caso, o una poesia senza logica piuttosto che addentrarmi negli oscuri meandri del mondo nella sua immensa complessità.
Ma in questi giorni l'Italia si è trovata a vivere la storia di un uomo, delle sue scelte... una di quelle storie che davvero, più di mille leggi, può segnare una svolta nella vita di una nazione.
Piergiorgio Welby, 61 anni, ritratto a sinistra in una bellissima foto nella sua giovinezza, da 40 malato di distrofia muscolare, era arrivato ad una fase della vita in cui la terribile malattia degenerativa gli rendeva l'esistenza insopportabile, tanto da spingerlo a chiedere manifestamente, anche con lettere alle istituzioni, che gli venisse concesso il diritto all'eutanasia, che se i miei ricordi da liceale non mi ingannano significa "buona morte". Questa in estrema sintesi la richiesta di Welby: che nell'impossibilità di poter vivere bene, gli fosse almeno concesso di morire bene. Dalle foto che inserisco in questo post, è già tangibilmente visibile come le malattie croniche degenerative come la scelrosi multipla, o la distrofia muscolare, minino organismi sani fin dalle fondamenta, portando progressivamente a perdere la facoltà di governare i propri movimenti, a perdere il controllo del proprio corpo. Bene, ho sempre pensato che il corpo sia un mero tramite che permette di comunicare con il resto del mondo, una semplice appendice materiale di ben poca importanza, ma... in realtà, credo che la visione del mondo che un essere umano ha modo di sviluppare sia frutto delle esperienze, del proprio esistere a questo mondo, e quindi anche frutto del toccare, annusare, percorrere, vedere, sentire. Tutto quello che facciamo è alla base della nostra assertività. Sono sicuro che un essere umano chiuso dalla nascita in una stanza, senza che gli sia dato modo di sapere che fuori c'è un mondo fatto di animali, persone, odori, sensazioni, trame da scoprire, fili logici da seguire... questo essere umano-nonumano non avrebbe voglia di alcunché, perché nulla conoscerebbe.
Per una persona costretta a decenni di immobilismo totale, come nei casi di tetraplegia grave, credo che la vita si riduca a una conservazione delle esperienze pregresse, con pochissime possibilità di aggiungerne altre, se non dipendendo dagli umori, dalle voglie, dai tempi e dalle disponibilità altrui. Niente più cazzeggio a tempo perso, niente più attardarsi a guardare il mare finchè ti va, niente più automaledirsi perché sei rima
sto al sole un'ora in più quando avresti dovuto riguardarti. Niente più autonomia. E probabilmente niente più voglia, perché nessuno è così forte da poter pensare a lungo "vorrei camminare" per poi doversi dire "ma tanto non puoi". Alla lunga, per i più fortunati, immagino si arrivi a una accettazione del proprio destino, accettazione che porta con sè appunto la demolizione di ogni assertività. Non fosse altro che per questo, penso sarebbe stato giusto dare subito seguito alla richiesta di Piergiorgio Welby di mettere fine alla sua vita, come deferente rispetto a quello scampolo di assertività rimasto ad un uomo messo in ginocchio dalla sua malattia.
Su questo tema si è scatenato un dibattito, neanche feroce, perfetto per un paese in narcolessi senza speranza come il nostro. Eppure, eppure... giungevano notizie di fiaccolate di solidarietà, di movimenti civili (oltre alla Associazione Luca Coscioni, di cui lo stesso Welby credo fosse vicepresidente) che hanno speso del tempo per strada, ad informare la gente, a perorare la causa di un uomo che chiede di non sopravvivere alla propria dimensione umana, un'anima libera che ha chiesto di essere liberato dalla insopportabile prigione che sentiva essere diventato il proprio corpo.
Ma dalla morte di Giovanni Paolo II, si nota in Italia un ipocrita rigurgito falso cristiano, cavalcato da partiti che si rifanno alla morale cattolica, pur avendo alla guida chi un divorziato, chi uno che a quasi 50 anni convive con la compagna senza sposarla, comunque tutti protagonisti della approvazione di leggi in difesa di falsificatori di bilanci, corr
uttori di giudici e quant'altro.
Anche in questo senso, in questi giorni si assiste ad appelli alla vita intesa non come concetto, ma come mera parola priva di significato: come se un cuore che batte nel corpo di uomo disperato e distrutto dal dolore e dalla mancanza di speranza, equivalesse a "vita".
Ieri notte Piergiorgio Welby è morto, non di morte naturale. Il dott. Mario Riccio, anestesista dell'ospedale maggiore di Cremona e medico della Consulta di Bioetica di Milano, dando seguito alla lucida richiesta di Welby ha staccato la spina del respiratore che lo teneva artificialmente in vita, dopo averlo sedato, come da lui stesso dichiarato in una conferenza stampa indetta dal Partito Radicale Italiano. Sarebbe bastato, a mio avviso, staccare la spina per riattaccarla dieci minuti dopo, parlando poi di morte naturale. Credo che nessuna autorità giudiziaria avrebbe disposto l'autopsia sul corpo di un uomo debilitato da così tanti anni di malattia.
Invece no. Sfidando gli ottusi insensibili come Luca Volontè, esponente dell'UDC, che già in queste ore chiede il suo arresto per omicidio volontario, questo eroe civile è andato in conferenza stampa, parlando del suo gesto non come qualcosa di cui essere fiero, ma neanche qualcosa di cui vergognarsi. Semplicemente un atto caritatevole compiuto per assecondare il desiderio, per quanto estremo, di un essere umano.
Anche ad un ateo come me viene difficile immaginare un Dio padre così crudele da volere che i suoi figli soffrano in Terra sull'altare di un destino da sopportare con dolorosa rassegnazione, mi chiedo come ci riescano i credenti.


21/12/2006


p.s. nel post 4 foto di Piergiorgio Welby (provenienza internet)
e una foto del Prof. Mario Riccio durante la conferenza stampa (scattata da me alla tv).

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