26.1.08

Scusate, ho lasciato un mazzo di chiavi?

Penso che a tutti capiti, di tanto in tanto, di essere giù di morale.

Penso che a tutti capiti, auspicabilmente di rado, di essere così giù di morale da non vedere temporaneamente prospettive e soluzioni.

Credo che sia l'inevitabile alternarsi degli eventi della vita che porta l'umore a viaggiare ora gioioso, ora impaurito, sull'altalena dello spirito.

Però... gli eventi da soli non giustificano questa altalena. Se tutto fosse così facilmente soppesabile, se in una bilancia a due piatti un successo pesasse sempre un chilo di bene e una sconfitta un chilo di male, tutto sarebbe preventivabile, o quantomeno non non esisterebbe smarrimento.

Invece penso che spesso la realtà conti, ma soprattutto nella maniera in cui la si percepisce.

Leggo in questi giorni della morte, probabilmente per suicidio, dell'attore Heath Ledger, giovane, bello, talentuoso... e leggo del grandissimo costo psicologico che ha pagato nell'immedesimarsi nel ruolo del Joker nel prossimo episodio del film Batman.

Pare che si fosse chiuso per un mese in una camera d'albergo, leggendo film gialli e guardando film horror, per arrivare ad immedesimarsi in un personaggio totalmente malefico, privo di qualsiasi minimo aspetto positivo... e che questo, oltre ad averlo provato mentalmente, abbia comportato una grande difficoltà nell'uscire dal personaggio, nel tornare a percepire la realtà per quello che è.

Già, ma cos'è la realtà?

Per uno convinto che la terra stia per essere attaccata dagli alieni, questa minaccia è vera, reale tanto quanto la tastiera i cui tasti sto pigiando per digitare questo testo.

La percezione definisce la realtà, non si spiegherebbe altrimenti come persone che dovrebbero essere piegate da lutti inaccettabili riescono a mantenere un po' di sorriso sul volto, e come persone che abbiano (quantomeno osservando dall'esterno) delle vite appaganti e di successo possano mettere fine alla propria esistenza in maniera deliberata.

Perché c'è chi si spara, ma anche chi si uccide in piccole comode rate quotidiane, magari iniettandosi eroina in vena o spipacchiando crack come se fosse una quasi innocua MS.

Mi sa che nel momento immediatamente successivo alla percezione della realtà, gioca un ruolo non secondario la capacità di interpretarla, questa percezione.

E' qui forse sta la via per la serenità... trovare le chiavi interpretative per capire, per quanto possibile, il senso delle cose.

Già, le chiavi interpretative...

Non dico che in questo ultimo periodo le avessi smarrite... ma se vi va, immaginatemi come uno che esce di casa, e mentre si avvia verso il garage dove tiene custodita la moto e comincia a tastare le tasche del giubotto, dei jeans, chiedendosi: "Non è che ho perso le chiavi? Dove potrei averle lasciate?".

Ora per fortuna, o per inerzia, sono di nuovo in viaggio.

3 commenti:

treccenere ha detto...

...qualcuno può aver cambiato la toppa della nostra porta e di quelle chiavi alla fine non te ne fai nulla...
...certo si puo' andare sempre a piedi....forse c'è un'altra via per tutto

Maxdog ha detto...

Certo...

Io pensavo più alle chiavi della moto, e mi pare improbabile che qualcuno cambi la toppa della moto... ma mai dire mai :D

Forse c'è un'altra via... forse non ce n'è nessuna...

Per esperienza, so che l'importante è non fermarsi mai, anche se la resa è a volte una portentosa tentatrice.

LuNa_D ha detto...

io mi chiedo invece dove trovare la forza per cercarle quelle chiavi....