15.12.09

Ridondanze

Scena: esterno della scuola in cui lavoro, un marciapiede di mattonelle di cotto color cielo incerto, largo circa due metri che costeggia l'edificio color salmone incazzato (composto solo dal piano terreno) e lo separa dal giardino intorno. Alle 7.30 lo attraverso ed entro nell'edificio.

Sono le 7.40, sono a lavoro da dieci minuti, all'interno dell'unico corridoio che da un lato da sulle aulee e, dall'altro, si affaccia sul suddetto corriodio esterno. Dieci minuti di lavoro e già ho smania di fumare.

Rullo una sigaretta e per onorare la pigrizia che pose il suo vessillo sulla mia vita fin dalla mia nascita, decido di non andare fuori a fumare... apro una finestra a scorrimento, depongo i miei avambracci sul bordo del telaio della finestra medesima e sporgendomi come la prima delle comari che si affacci sul cortile in attesa che cominci il curtigghiu mattutino, accendo la sigaretta, esalando con forza il fumo verso l'esterno per fare in modo che non resti odore di tabacco all'interno.

Sono solo, il mio "collega" di orario è andato ad aprire l'aula multimediale che per ora è occupata dalla nostra segreteria in esilio. E' un fumatore anche lui, so che capirebbe. Sono lì, un orecchio teso verso il telefono alle mie spalle, nel caso in cui qualcuno chiamasse.

Al terzo tiro, alla mia destra, sul marciapiede che si srotola sotto i miei occhi, ved
o comparire una bizzarra figura, tendenzialmente antropomorfa, tracagnotta, vestito integralmente di arancione catarifrangente, con un curioso cappellino color blu intenso.

Costui mi passa davanti, e con l'aria dell'uomo che sa... e intendo che sa tutto, mentre percorre il tragitto da destra verso sinistra, senza fermarsi, si rivolge a me, dando vita a questo breve ma non per questo non intenso itinerante dialogo:

- "Questo vi dovete levare"

- "Scusi?"

- "Le sigarette... è questo che fa male"

- "No, quello è il pregiudizio"

- "Come?"

- "No, dicevo, buona giornata"

- "A lei".


Era ormai un punto all'orizzonte sulla mia sinistra.


Che il fumo faccia male, nessun dubbio.

Che il pregiudizio sia peggio, neanche.

Che poi, per colmo di ridondanza, la parola "pregiudizio" è vittima a sua volta di pregiudizio. La usiamo quasi sempre con accezione negativa, come se il pregiudizio fosse un male cui spesso non ci sottraiamo, essendo l'attribuzione di qualità negative verso qualcuno. Attribuzione, va da sé, apodittica... altrimenti che pregiudizio sarebbe?

E invece no.

Il pregiudizio in sé non è né positivo né negativo. E' solo frutto di una proiezione. E mi convinco sempre di più che il peggiore dei pregiudizi sia quello positivo... l'attribuire a qualcuno un giudizio positivo basato su poche sensazioni o fatti.

Ad esempio, su una frase giusta detta al momento giusto, costruiamo spesso l'idea che chi l'ha pronunciata sia una persona intelligente. E magari, invece, quella frase era messa lì, in quel cranio, nascosta insieme a migliaia di altre frasi come le biglie di un distributore random, e solo il caso ha fatto sì che in quell'esatto momento, in quell'esatto punto, alle nostre orecchie capitasse di sentirla e alle nostra mente toccasse di costruirci sopra una Neverland dell'intelligenza.

Magari era l'unico pensiero colorato in un distributore di pensieri grigi, scheggiati, anoni
mi.

Ma questo, un unico pensiero colorato, a volte è più che sufficiente per costruire un pregiudizio positivo.

A volte così positivo che in un impeto di slancio, sulle prime, scambi la biglia per un chewingum e la mordi pure. E al rompersi dei denti, pensi: "E però, bella tosta 'sta gomma, mi devo impegnare di più".

Solo che prima o poi capiterà che girando la manopola, il resto dei pensieri verrà fuori per quello che è... sostituendo il pregiudizio con conoscenza e consapevolezza, quasi sempre propedeutiche a una composta fuga.

Però vorrei dirla una parola ai distributori di biglie grigie: non abbiate timore, capiterà, magari tra un po' di tempo, che si dimentichi quasi tutto...

Il tempo passa, tutto scorre, non mi sorprenderei nel trovarmi di fronte allo stesso cranio distributore, con la stessa biglia colorata tra le mani, provando lo stesso profondo positivo stupore, non fosse per quell'alone grigio intorno ci si potrebbe pure credere che anche le altre possano essere, chissà...

Ma di morderla di nuovo... quello no, non se ne parla neanche.



15 Dicembre 2009

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