16.1.09

Nuove identità lavorative

Un paio di settimane fa, bazzicando sui maggiori siti di informazione, davvero non c'era modo di avere notizie sulla burlesca vendita di Alitalia, ad esempio, senza imbattersi nel classico tormentone dei bilanci di fine anno.

Il film più bello, lo sportivo dell'anno, la notizia più importante, blablabla.

Fra tanto ciarpame c'era però un sondaggio che a qualcuno che come me ama scrivere non poteva che interessare: Vota la parola dell'anno.

Intendiamoci, per "interessare" intendo che sono riuscito a leggere non solo il titolo del link all'articolo, ma anche le due brevi linee di descrizione, che recitavano più o meno: Crisi in vantaggio su "Barack Obama". No, dico... "Barack Obama" è una parola.

Grazie inventore del sondaggio, la tua cialtrona sciatteria è cagione del mio diletto.

In effetti la parola "crisi" pare essere diventata un sottofondo alla vita metropolitana, né più né meno che i clacson e le improperie agli incroci: davvero non hai speranza di uscire di casa, fosse anche per brevi passeggiate, senza imbattertici.

Beh, la crisi.

Per uno come me, lo confesso, è un evento quasi metafisico. Con 620 euro di stipendio mensile negli ultimi 7 anni, ormai alla mia personale crisi economica mi sono pure affezionato: ho una foto della crisi appesa in camera, accanto a quelle di Ludovico e Camilla.

Sorrido sardonicamente a tutti quelli cui sento dire: Non si può comprare più niente ormai...

Beh, il mio "ormai" dura da anni e non c'ho mai visto niente di tragico, anzi con gestione oculata ho pure fatto acquisti carini in questi anni: la moto, le reflex...

Ma adesso basta, veleggio (ok, ok, nella bonaccia) verso i 36 anni, ed è tempo di dare una svolta.

Così dopo anni, ho provveduto al secondo cambio di qualifica presso l'ufficio di collocamento.

Quando mi ci iscrissi, tanti anni fa, seguendo il consiglio di un energumeno panzuto lo feci dichiarando un titolo di studio inferiore al diploma: con la licenza media mi guadagni la qualifica di "operaio generico", che pareva dovermi dischiudere con vigore le porte del mondo lavorativo.

Anni dopo, appurato che il lavoro l'avevo trovato per altre vie, decisi che era il momento di dare dignità alla mia maturità classica da 42/60 e mi guadagnai anche a livello virtuale la mia qualifica reale: impiegato di concetto.

Ma ora basta.

La crisi incombe e non potevo farmi trovare impreparato. Così sono andato al collocamento, e tenuto conto del fatto che le specializzazioni sono la chiave per un futuro lavoro, ho fatto cambiare la mia qualifica in "Imperatore".

Ok, può sembrare un passo azzardato, ma pensateci.

Ipotizziamo che un Imperatore muoia senza lasciare prole. Immaginate lo sgomento del suo popolo, immaginate il senso di vuoto che lo attanaglierebbe... e la loro delusione nello scoprire che in mancanza di prole nessuno possa ambire al soglio imperiale...

E invece, eccomi qua: Imperatore da asporto, disponibile 24 ore su 24, prezzi modici (tanto a quel punto l'Impero sarà mio).

Come? Non vi convince?

Ah, ridete di me...

Ridete, ridete pure... tanto a dichiarare la legge marziale ci metterò un attimo.


Sproloquiato il 16/01/2009

2 commenti:

Michela ha detto...

Io ti voto. Non so...non sono bene informata...forse gli imperatori non si votano. Ma ti voto comunque. Anche se forse saresti più utile in Vaticano...sai c'è bisogno di una svolta, una specie di nuova guida spirituale che accenda le menti... Le accenda e se le fumi, ovviamente. Ti vedo già che ti affacci dalla finestra che da su piazza del Popolo, con la papalina bianca in testa. Il problema della prole non si pone...perchè anche se a volte i papi la lasciano...non lo viene a sapere nessuno.

Anonimo ha detto...

io,stando a questa logica,potrei provare a qualificarmi ereditiera,giusto per non tradire la "parassività"... Flo