29.1.09

Esperienza e ragione

Qualcuno scrisse che la vita consiste in una esperienza fondamentale positiva e nel tentativo, non sempre riuscito invero, di riviverla mettendo in atto gli stessi comportamenti, le stesse strategie che hanno avuto successo in quella unica, maledetta volta in cui tutto andò bene.

Maledetta perché una promessa di benessere che la vita non mantiene rischia di creare una aspettativa che andrà costantemente delusa.

Che poi la felicità consista nel conoscere qualcuno con cui pensare di poter condividere il proprio destino o nel finire in una inquadratura di una tv locale durante un servizio sul traffico in centro, poco importa.


Parallelamente, spesso il superamento di un trauma risponde alle stesse dinamiche: di fronte a una crisi superata si mettono in moto meccanismi di difesa che tenderemo ad utilizzare sempre, sempre uguali, che siano fuga o contenimento, lotta o negazione: la base teorica della compulsività, della coazione a ripetere.

Che poi il trauma consista nell'aver avuto un foruncolo refrattario a correttori e fondotinta nel giorno della festa del tuo diciottesimo compleanno o l'avere tra le mani una vita potenzialmente meravigliosa ed essere costantemente assediato dalla noia, importa ancora meno.


Questa coazione a ripetere porta però con sé un sottoprodotto subdolo: ci rende impegnati ad analizzare le situazioni che la vita ci pone di fronte, a ponderarle e a mettere in atto la strategia adeguata.

Però quando un sintomo è significativo? Se una volta un semplice dolore al fianco destro, trascurato, ci ha spianato la strada verso una sala operatoria per una chirurgia d'urgenza omaggio, quando si ripresenterà un nuovo dolore simile, sarà il caso di preoccuparsi?

Se una volta un sorriso carico di promesse ci ha dischiuso le porte su un giardino fatato, basterà un nuovo sorriso simile per poter pensare realisticamente che un nuovo giardino incantato ci attende?

La questione sembra di poco conto per chi ha avuto la fortuna di nascere con in dono il bene dell'equilibrio.

Ma a noi metereopatici incostanti, umorali, perennemente in bilico tra entusiasmo solare e abissi di immotivata malinconia, a noi pendolari del treno "Maniac-depressive Express" almeno una piccola guida all'uso della vita potrebbero darla alla nascita.

Per fortuna la ragione e l'esperienza un po' aiutano. Come quando da piccolo fui punto da una vespa... mica mi porto il trauma appresso.

Oddio... cos'è questo ronzio??? Aiutoooooooooooooooooooooooooooooo...


(e intanto, mentre lui correva via, la ventola del pc girava... girava... girava)


29/01/2009

2 commenti:

mp ha detto...

ciao

Maxdog ha detto...

Ciao.

Chi sei si può dire?