17.1.10

The Loneliness Of The Long Distance Runner

Inizia un viaggio, l'ennesimo ma... forse il primo che, in partenza, spero duri a lungo.

Un viaggio che mi porti a percorrere la mia strada, se mai dovessi averne una.

E' un periodo di enormi cambiamenti. Penso che se domani mi svegliassi con un terzo occhio su una guancia, o con un nuovo braccio che spunta dal petto, guarderei me stesso assonnato nello specchio con uno sguardo sornionamente divertito, come a dirmi "Beh, e di che ti stupisci?".

E immagino lo sguardo attonito della cartomante nel girarmi le carte... l'asso di picche non predice morte ma cambiamento... già la vedo, occhi sgranati, le palpebre sepolte da coltri di ombretto viola che all'improvviso spiccano di più sul volto diventato pallido, mentre io contemplo il mio poker d'assi. Di picche.

Tutto sta cambiando a una velocità tale da farmi pensare che, essendo impossibile che il resto del mondo si sia sincronizzato così perfettamente, in realtà sia io a muovermi. Un po' come quando parte il treno su cui sei e ti sembra di esser fermo, che sia la stazione ad andare da un'altra parte.

Sarebbe bello un mondo di stazioni itineranti.
"Hai visto Charing Cross a Londra?"
"No, ma tanto passerà di qui la settimana prossima".

Comincia un viaggio in terre nuove, bagnate da fiumi di inchiostro. Un viaggio in cui sono solo, ma con tante persone a cui spedire cartoline che so saranno ricevute col sorriso.

Tre, quattro... possono sembrare poche e invece è un'enormità... ché di spalle su cui piangere per un dispiacere se ne trovano tante... sorrisi che si accendono per le tue gioie, meno.

Ho sostituito paure con azioni, indecisioni con slancio, pensieri con immagini.

Lì, oltre i binari, il buio... una terra su cui deve ancora sorgere il sole.

Sono solo con le mie emozioni e con un po' di paura.

Però vado, perché quello che mi fa davvero paura adesso è restare immobile.





17 Gennaio 2010

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