7.4.08

Speleologia da febbre

A casa con la febbre... prima volta che salto più di due giorni di lavoro consecutivi... stavolta il medico me ne ha dati 5, dice che svegliarsi di buon mattino con 38,2 dopo aver preso due Tachipirine da 500 prima di andare a dormire non è buon segno. Così starò tutta la settimana a casa, devo pure disdire l'appuntamento dal dentista per mercoledì...

Siccome di stare a letto non mi va... non fosse altro che per evitare le piaghe da decubito, mi sono fatto forza... e sto qua seduto in posizione yoga, con le gambe incrociate, e lo sguardo inebetito dalla febbre.

Sopraffatto dalla noia, e non potendo sentire musica causa mal di testa feroce, mi sono messo a cercare documenti vecchi... nei vari backup fatti dal vecchio Pc Pentium 1 (1996-2005)... e nei backup delle cose che avevo scritto sul portatile di Valeria, quando mossa a compassione dalla lentezza del vecchio computer mi prestava il suo.

Tra le varie cose scritte, ne ho trovata una che non ricordavo affatto... il file si chiama Libro.rtf... ma più che a un libro, mi fa pensare ad una invettiva senza capo né coda. Mi cito come un trentunenne, quindi risale a circa quattro anni fa... 2004... Pre-Aura? Post-Aura? Durante-Aura? Non c'è neanche una data...

Però il contenuto lo riporto qui, perché anche se non ha costrutto, mi piace come è scritto. Penso che lo rileggerò (magari dopo che la febbre sarà passata) come fossi uno speleologo... per trovare nei meandri della mia mente cosa possa avere scatenato tutto ciò.

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Libro.rtf


"Devo scrivere adesso, subito… prima che l’energia sbollisca e diventi torpore, prima che questo flusso di consapevolezza venga storpiato, annichilito da un qualunque genere di conforto, prima che l’energia venga risucchiata in un bacino di consapevolezza del sé sociale e prima che l’unico desiderio che mi rimane sia quello che le acque si calmino, che tutto diventi dolce, rassicurante, accettabile.

No… oggi ho imparato cose troppo importanti per lasciare che l’inedia della ragione e della consuetudine le svilisca al ruolo di dubbi. Oggi ho scoperto che il modo in cui io vedo il mondo non è normale… o meglio… qui si necessità di un ragionamento… cos’è normale? Ritengo che normale è qualcosa che risponde ai requisiti di una norma, ma norma nel senso di regola o norma nel senso di “usuale”? La risposta, in realtà, mi interessa poco, perché ad ogni modo non sono in grado di accettare che i miei comportamenti cambino in funzione di una regola che non ho scritto io e che non condivido. La condividessi… allora potrei pensare che valga la pena di abdicare dal proprio io per demandare a qualcuno, ipoteticamente più saggio di me, la costruzione di steccati “normali” alle mie azioni (per i miei pensieri, purtroppo e per fortuna, non esiste ancora recinto in grado di contenerli). Ma se non condivido la norma? Che si fa? Forse qui entra in gioco la statistica ed il senso comune. Se molti fanno qualcosa, o se lo molti ritengono giusto questo qualcosa, questo qualcosa è normale. E voi credete che io abbia vissuto trentun anni per bervi una cazzata di tali proporzioni? No, amici miei, sono astemio di cavolate.

Bisognerebbe altrimenti riferirsi ad una normalità che si basi su quelle che sono le coordinate spazio-emozionali dell’uomo dopo la rivoluzioni illuminista: io penso, quindi sono… e se sono ho dei diritti, alcuni dei quali inalienabili, e la mia libertà è sacra ma finisce dove comincia quella degli altri e viceversa. Sì, lo so, disquisizioni da adolescente, roba da ABC della vita. Ma, sapete, forse a volte ci si inebria della propria conoscenza, per quanto limitata possa essere, e ci si illude che per arrivare ad una H… forse anche ad una G bisogna necessariamente girare l’angolo, bisogna allontanarsi dalla A, dalla B, per mettere a tacere quella sensazione frustrante che ti inchioda e ti dice: “E cosa credi di sapere adesso che sei alla G? Non vedi la A, la B, la C che ti guardano da lì?”.

No, insostenibile. Noi, discendenti di Cartesio e di Flaubert, di Marx e di Torqueville siamo così vicini all’ABC? Meglio girare l’angolo e in fretta. Ma l’ignoranza non annulla la distanza, la amplifica. L’ignoranza amplifica l’inadeguatezza che ci relega ai confini del mondo, soprattutto l’ignoranza che ci deriva dal dimenticare volontariamente quello che la vita ci ha insegnato, senza sforzo, sin dalla nascita. Ecco che aver voltato l’angolo a volte può portare a dimenticare del tutto l’ABC dell’esistenza. Ecco, posta così la cosa posso, con spirito auto-assolutorio, rimproverarmi per la apparente banalità della circonvoluzione dei miei pensieri e metterli lì a mo’ di pietre angolari, che mi servano per non perdere la rotta.
Sai perché mi sto trovando male? perché non ho capito subito alcuni dei meccanismi che ci regolano. Per fare quello che volevo io avrei dovuto avere credibilità, ma nel mio mondo la credibilità non si compra... invece nel mondo in cui vivo si compra, anche abbastanza a buon mercato. Basta avere una laurea, o una attività di successo, e la gente ti elargisce un patrimonio di annuimenti da aspendere nell'arco di un discreto numero di anni, indipendentemente dalla cazzate che riesci a proporre o profferire."

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Bah. Io un libro così non lo comprerei :D

2 commenti:

TrecceNere ha detto...

"Basta avere una laurea, o una attività di successo, e la gente ti elargisce un patrimonio di annuimenti da aspendere nell'arco di un discreto numero di anni, indipendentemente dalla cazzate che riesci a proporre o profferire".
Io una cosa ho capito da tempo...non è il denaro che fa girare il mondo, che fa bene all'ego: è il successo, che compensa ogni mancanza agli occhi degli altri. Certo che non lo compreresti il libro: l'hai scritto tu, quello che dovevi raccontarti te lo sei già raccontato :)

Maxdog ha detto...

E quelle agli occhi di se stessi, le compensa?

Una volta avevo un ego così smisurato da essermi convinto che non avesse senso competere in questo mondo, che il successo fosse così a portata di mano da non avere nessun fascino... che scrivere un libro bellissimo fosse per me come giocare a basket contro bambini di 8 anni: facile, e insoddisfacente.

Ogni tanto mi chiedi com'è essere trentenni (ampiamente trentenni, oserei dire)... molto più spesso te lo dico io di mia spontanea volontà.

Ecco, una cosa che a 35 anni non ti tange è definire il successo.

Ti basta alzarti una mattina senza essere incazzato col mondo senza una ragione apparente, e mezzo sorriso è guadagnato :)