2.5.08

I cassamortari

Nonostante sia cresciuto a dosi massicce di cultura stelle e strisce, o forse proprio per questo, ho avuto una crisi di rigetto totale nel postadolescenza per tutto ciò che provenisse degli Stati Uniti.

Dopo anni di babbeo e immotivato ottimismo colto da brandelli di telefilm americani, quali i Jeffersons, Hazzard, Happy Days, i Chips, Tre cuori in affitto, A-Team... e potrei continuare virtualmente all'infinito, arrivò anche per me il momento di aprire gli occhi sulla vita e di accorgermi che l'happy ending, sebbene non impossibile, non è certo la regola. Da qui il rifiuto.

Unica eccezione la musica... hard rock ed heavy metal soprattutto.

Ma ricordo il fatto che fossi ad esempio compiaciuto che due dei miei gruppi preferiti fossero rispettivamente australiani (AC/DC) e inglesi (Iron Maiden).

A invertire la tendenza sarebbero arrivati anni dopo i Simpson... e non mi sembrò affatto casuale che il riscatto (ai miei occhi) di una cultura arrivasse da personaggi di fantasia, vagamente antropomorfi, con 4 dita per mano e con la pelle gialla.

Certo, le menti che ci sono dietro il parto e lo sviluppo dell'idea sono reali, ma nell'arte spesso la forma e sostanza... e il fatto di avere sotto gli occhi un paradigma credibile dell'uomo medio americano sotto forma di cartone mi sembrava al contempo bellissimo e indicativo. Come se la realtà, da quella parte del mondo, non potesse che arrivare camuffata da irrealtà.

Ovviamente ci sono innumerevoli film americani che hanno una profondità strabiliante, che sono espressione di quella cultura sottorrenea, probabilmente uno degli ultimi reflussi della controcultura hippy, che spesso offre visioni alternative all'America lustrini, lusso e risate.

Ma il film te lo devo andare a cercare tu... diverso è per le serie TV... non ultima Dottor House... fatta bene, per carità... ma pur sempre una serie che descrive qualcosa che è falso come una moneta da 3 euro.

Ultimo esempio di leggerezza innaturale una serie carinissima, proprio per la sua spensieratezza... How I met your mother... diciamo la faccia tollerabile della grande ipocrisia americana.

Ma ecco che decido di vedere alcune puntate di un telefilm che avevo adocchiato senza prestargli troppa attenzione qualche anno fa... Six Feet Under, che racconta le vicende di una famiglia di funeral directors... figura a noi sconosciuta, ma molto in voga nella cultura anglosassone.

La bellezza di questa serie Tv, che si articola in 63 episodi divise in 5 stagioni, non sta solo nella particolarità del soggetto, o nello sviluppo dei personaggi, nell'inventiva della trama... ma soprattutto nel suo prospettare la vita come una serie di eventi a volte positivi, a volte negativi, spesso ineluttabili.

Non c'è consolazione, non c'è catarsi, non c'è falsa speranza.

Six Feet Under parla, con alcune esagerazioni necessarie allo sviluppo della storia, della vita per come è... col contrasto tra come si spererebbe che possa essere e come spesso invece è... senza nascondere la differenza stridente tra speranza e realtà.

Con personaggi veri, umani, deboli, non bellissimi, fragili, a volte eroici, fondamentalmente in viaggio senza rotta e senza bussola nel mare incerto della vita.

Consiglio a tutti quelli che passeranno di qui di scar... ehm... di comprare la serie di Six Feet Under (qua non si danno consigli illegali... no no) e di vederlo, se possibile, in lingua originale... con i sottotitoli in inglese al limite...

A quelli che non hanno visto la serie, e che magari lo faranno, non anticipo nulla della trama.

Per quelli che come me hanno già visto tutta la serie e l'hanno apprezzata, metto un video... chi ha già visto capirà...

Godetevelo... godiamocelo... prima di essere sei piedi sotto terra.




2 Novemb... ehm... 2 Maggio 2008




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