13.10.06

Kant che ti passa

Anni fa, al liceo, durante una spiegazione in classe la professoressa di filosofia era impegnata a far sì che delle menti mediamente non eccelse (quelle di noi studenti della classe, degni rappresentanti della media del genere umano) riuscissero non dico a capire, ma quantomeno ad intuire quale fosse la costruzione logica che era alla base della visione della vita e dell'universo del celeberrimo filosofo tedesco Immanuel Kant.
Inutile dire che brancolavamo nel buio. Era l'alba delle trasmissioni televisive trash, il mitico programma "Drive In" imperava sugli schermi di ogni abitazione (vi muoveva i suoi primi passi Ezio Greggio
), quindi le nostre giovani menti cominciavano ad essere fuorviate da una sovraesposizione a chiappe e tette... figurarsi appropriarsi dei concetti alla base della "Critica della Ragion Pura". Il solo nome di questa opera di Kant suscitava sguardi persi nel vuoto, grattate di testa, psoriasi improvvise e fulminanti, nei casi peggiori anche collassi del sistema nervoso... esattamente come una pellicola fotografica non sviluppata che, esposta alla luce del sole, si impressiona fino a "bruciarsi", così noi. Troppi discorsi logici e sensati bruciavano il nostro quieto buio.
Ad ogni modo, proprio per farci capire quanto rigorosa fosse la logica critica di Kant, e forse per introdurre un argomento comprensibile ai più, la professoressa disse: "Kant era così meticoloso, così preciso che quando usciva di casa, ogni mattina, le persone che abitavano nei paraggi regolavano gli orologi sulle ore 7:00, tanto erano sicuri della precisione di quell'uomo... sapevano che non sarebbe mai uscito né un secondo prima, né un secondo dopo dello scoccare delle 7:00".
Ora, immaginate la simpatia che tale affermazione poteva suscitare in un giovane di 18 anni. Io in quel periodo non avevo nulla di organizzato e preciso, se non l'orario di ingresso a scuola (quelle volte che ci andavo, sia beninteso) e l'orario degli allenamenti di pallavolo. Per il resto non pranzavo mai alla stessa ora, né nello stesso luogo. Nei fine settimana ero spesso invitato a dormire a casa di amici, mi bastava avvertire casa con una telefonata e restavo fuori col motorino, senza aver mai avuto problemi di sorta.
Il mio amico Fabrizio, batterista in erba (evitare risate, grazie hehehe), mi portava spesso con sé a Carini, nel suo villino estivo, per dare il pasto quotidiano a tre cani che ospitava nel giardino: Attila, un alano immenso e buonissimo, Totò, meticcio dal carattere stupendo e Fritz, dalmata bastardo, aggressivo oltre ogni modo; sono sicuro che unendo i puntini sulla pelle, a mo' di gioco della Settimana Enigmistica, sarebbe venuta fuori una scritta tipo "Vaffanculo Mondo!".
Suonavo il basso in un paio di gruppi, frequentavo donzelle compiacenti, giravo a vuoto per la città col mio fido (ed orribile) Aprilia, cambiavo marca di sigarette ad ogni pacchetto, divorato dalla curiosità, non mi perdevo una gita fuori porta ovunque essa fosse, avevo 5 orecchini (4 li porto ancora) e li cambiavo spessissimo alla ricerca dell'equilibrio perfetto tra peso ed estetica.
Quindi, alle parole su Kant, non potei fare a meno di pensare: "Ogni mattina alle 7:00, né un secondo in più né uno in meno? Povero patetico coglione..."
Da un paio di settimane a questa parte, da quando non ho connessione adsl a casa a dire il vero, assisto ad un bizzarro fenomeno, mi addormento sempre alle 22:30, o volontariamente sul letto o involontariamente ovunque il mio corpo sia deposto. Di conseguenza, mi sveglio sempre alle 5:30 in punto, anticipando la sveglia del telefono di ben 25 minuti.
Ma la cosa che mi ha lasciato davvero basito è che, prendendo sempre l'autobus delle 7:10, scendo alla fermata vicino al lavoro alle 7:20 circa e incontro ogni mattina una signora che, con una Opel Corsa blu, è intenta a uscire dal cancello di casa per recarsi verso la città.
Non so se avete presente il film sul Giorno della Marmotta con Bill Murray (Ghostbusters, Lost in Traslation), quello in cui recita la parte di un giornalista che, inviato in un paesino per documentare la festa della marmotta, si trova a rivivere lo stesso giorno di continuo, giorno dopo giorno dopo giorno. C'è anche una versione italiana, che parla delle civette, con Antonio Albanese, credo si chiami "E' già domani".
Che pensare adesso? Dopo aver smesso di fumare e aver cominciato a mangiare cibi sani mi era venuto il dubbio di essere diventato uno di quegli esseri che ho sempre considerato esecrabili, quasi un salutista... brr...
Per una forma di autoindulgenza non riesco ancora a darmi apertamente del "povero patetico coglione", ma c'è un dubbio che mi assale: come definire questo processo di trasformazione della mia vita? Sono arrivato a quattro ipotesi:
1) Evoluzione
2) Maturazione
3) Involuzione
4) Catastrofe

Se vi va, votate nei commenti :)

3 commenti:

Dk7 ha detto...

io sono per la catastrofe...
sono per l'illogicità della nostra vita...
ripensavo al calcolo delle probabilità...
in un mondo così frenetico, mutevole e complesso dove potremmo essere ovunque in qualsiasi momento, ci ritroviamo a fare le stesse cose meticolosamente ogni giorno, ogni sera, ogni notte...
come lanciare una monetina e vedersi uscire sempre testa all'infinito...

Ricordo il film il giorno della marmotta...
Non ricordavo il titolo quindi approfitterò per scaricarlo...
I miei continui deja-vu mi hanno fatto apprezzare quel film :)
anche se i miei collegamenti mentali, leggendo il blog, mi hanno riportato ad un altro film: The Truman Show.

Mari ha detto...

Quando studiavo Kant al liceo, il mio odio verso di lui era immenso...non solo perchè la professoressa era una insopportabile che adorava Kant (e lo spiegò per mesi) ma anche perchè come lui era di una precisione allarmante: se entravi in ritardo scriveva sul registro "M. entra alle 8:03". E quando mi lamentavo a casa che non ne potevo più di studiare Kant, mia madre mostrava la sua saggezza: "non ti preoccupare poi alla fine è morto che non ragionava più". Vado a controllare: Morì nel 1804 colpito dal morbo di Alzheimer. Lo so non è giusto, ma visto che prima o poi dobbiamo morire tutti, credo che sia una rivincita stupenda pensare che Kant alla fine abbia perso la Ragione. Per quanto riguarda te Max, è una cosa passeggera, vedrai che ritroverai l'imprevedibilità (Einstein sì che era un genio, i geni sanno perdersi di strada) per ora voto 4)catastrofe, ma di quelle passeggere, grandi ma limitate, di quelle che poi ci fai sopra un monumento ai (neuroni) caduti.

zanzarina ha detto...

catàstrofe dal gr. KATASTROPHE rivolgimento, riuscita, fine e questo da KATASTREPHO rivolgo, capovolgo, comp. di KATA' giù, sotto e STREPHO volgo.
Cangiamento ordinariam. in peggio, rapido e definitivo nelle condizioni fisiche e morali di una persona; in arte Conclusione del poema epico; scioglimento del dramma o della tragedia.
(dizionario etimologico)
Caro lei..io spero che questa non sia la conclusione delle sue gesta che per concludere c'è sempre tempo. Anche se catastrofe non mi pare il termine giusto, dovendo scegliere sono propensa per questo..dopotutto la vita in se' è una catastrofe..una serie di giorni inconcludenti ostentati in attesa del trapasso..e si finisce sempre li'..tutto porta alla standardizzazione dell'uomo facendo leva e sfruttando le sue necessità..
Parlando di film, a me piu che altro è venuto in mente Metropolis, Fritz Lang..
ciau beddu..baci