7.11.06

Leggere bene le avvertenze e le modalità d'uso







Da qualche tempo intrattengo una corrispondenza e-epistolare con il protagonista della bizzarra storia che vi sto per raccontare, il professor Emilio Branzetti, ricercatore alla facoltà di Fisica Quantistica della Normale di Pisa.

Che detto così, fa pure una certa impressione, ma in realtà si tratta di un mio vecchio compagno di giochi. Durante le estati della nostra comune infanzia la sua famiglia si spostava dalle austere lande dell'hinterland lombardo e veniva a trascorrere le vacanze in Sicilia. Ricordo questo bimbo timidissimo, spaesato come Alice nel "PaeseDoveMangianoLeBambineCheSiChiamanoAlice", mingherlino, eppure con gli occhi vispi. Era il classico pupo ingenuo cui potevi far credere di tutto... durante il "nascondino", gioco nel quale era di regola destinato a essere colui che cerca gli altri, quelle rare volte in cui osava stanarci tutti, qualcuno urlava BANDIERAAAAAA (che almeno dalle mie parti e ai miei tempi era il "fermate tutto, c'è una irregolarità" ufficiale) e adducendo motivazioni davvero poco plausibili, tipo che il martedì pomeriggio l'ultimo scoperto non può essere maschio e biondo ad esempio, lo convinceva a ricominciare a contare dall'inizio, con tutti liberi.
Una volta gli facemmo credere che in Sicilia esisteva una regola per cui le merendine pomeridiane dovessero essere fatte secondo i dettami degli usi locali in quanto ad altezza, peso, consistenza, densità del condimento e che, esclusivamente per il suo bene, era il caso che controllassimo che il suo quotidiano pane e nutella fosse a norma. Devo dire che ogni giorno dopo averlo mangiato, lasciandolo puntualmente a bocca asciutta, lo rassicuravamo sulla perfetta congruità della preparazione della merenda. Non che non controllassimo ogni giorno, eh! Ma solo per scrupolo, giorno dopo giorno, per tutta l'estate.
Non vorrei però che pensaste che fosse un bambino stupido, tutt'altro: era solo così delicamente gentile da essersi ritagliato un suo posto dove non potesse nuocere al prossimo... che questo posto fosse quasi sempre sotto le suole delle scarpe degli altri, sembrava non turbarlo minimamente.
Col tempo ci eravamo abituati alle sue innocue stranezze. Ricordo un pomeriggio afoso di agosto, con i bronchi a litigars
i quel po' di ossigeno rimasto nell'afa che dominava l'aria, in cui ci appostammo dietro degli scogli a Capo Gallo a spiare delle ragazze che prendevano il sole in topless. Eravamo in tre: io, Claudio e Emilio appunto. Io e Claudio sillabavamo cose tipo "incredibile", "stupendo", "uno spettacolo della natura", mentre Emilio guardava estasiato e annuiva, fino a quando disse: "Ragazzi, è vero, la ridondanza ciclica della frequenza con cui le onde sbattono sugli scogli è davvero commovente"... era fatto così.
Dopo l'estate del 1986, durante la quale lui compì tredici anni, non lo vidi più, né ebbi più notizie di lui fino al giorno in cui, circa un anno fa, ci siamo incontrati per caso in un forum sportivo su internet. Conversan
do con altri del forum è uscito fuori l'argomento Sicilia, da lì vacanze... e ci siamo riconosciuti. Vi lascio immaginare lo stupore per l'esserci ritrovati dopo così tanto tempo e in circostanze così particolari.
Lo scambio di email procede ormai da mesi. Lui adesso, è cresciuto ma non è cambiato poi molto: come accennavo è ricercatore, con pieno profitto, presso uno dei più importanti atenei d'Europa. Per una sua forma di pudore, mi dice, non riesce a usare programmi come Msn o Icq, sostiene che lo facciano entrare in una modalità di comunicazione troppo diretta, che lo fa sentire nudo, senza difese.
"Mi trovo a mio agio di fronte ad un acceleratore di particelle, vado in tilt di fronte a un postino".
Però il suo modo di comunicare è impagabile... anzi, dovrei dire era, come fra poco spiegherò. Le sue email erano infarcite di frasi meravigliose, tipo "un problema è ontologicamente una soluzione non ancora svelata"... puro ottimismo, dipinto sul muro della vita con spruzzi colorati di genialità.
Unica pecca, questa ansia generalizzata per i rapporti umani, ansia che in realtà ho colto tra le righe, non che lui me ne abbia mai parlato in maniera diretta. Ansia che si dissolve solo nel suo ambito accademico, mai ad esempio con gli amici, o le donne.
Proprio qui comincia la vicenda che voglio narrarvi, e mi scuso se sono stato prolisso, ma avevo necessità di farvi inquadrare per bene il personaggio.
Nella penultima email che ho ricevuto da lui mi aveva annunciato, senza alcun tipo di preavviso, che aveva in program
ma una serata galante con una donna il che, credetemi, sembrava essere un avvenimento epocale. Mi aveva dunque raccontato di questa collega, di recente trasferita nel suo laboratorio di ricerca... me ne ha parlato come di una donna bella ma non inquietante, propositiva ma non arrembante, bella come un neutrino... ma si può? Mi aveva detto di essersi rifatto alla classica iconografia cinematrografica per organizzare la serata: cinema - cena al ristorante - passeggiata verso casa - bacio della buonanotte - varie ed eventuali. Aveva anche manifestato, cosa strana per lui, le sue paure legate alla propria inesperienza, il timore di non essere all'altezza.
Dal momento che alla fine lo trovo co
munque una persona interessante, per quanto forse un po' troppo imbranato in certe situazioni, nella mia risposta gli ho raccomandato di essere se stesso, di seguire l'istinto, di fidarsi di se stesso.
Ma a quanto pare, non è an
data proprio così. Per farvi capire come sia andata la serata, quale cosa assurda sia successa, vi incollo qui nel post la sua ultima e-mail, integralmente, senza cambiare una sola parola. Ho solo aggiunto qualche segno di interpunzione, cercando di non alterare il ritmo di quanto vi è scritto. Leggete e giudicate voi stessi.


email inviatami dal Prof. Emilio Branze
tti in data 06/11/2006


"ciau macs voleve salutarti che dopo che io dopo oscritti ultima posta a te che tu leggi mia posta quando io m'ando, che lasserata colla kollega dopo andaramo cuando insieme... che tu sapeve insieme donna io come che nel insieme io mangiassimo che la pizza ahahahaha no pizza pizza
maaa... come dopo film che tizio cera e sparava e diceva tu sei cattivo ma no tu tu che... altro era... che io non hehehehehe... poi che jo usava coso che tu uso quando tu e lei siamo che quel momento che io e lei che no bambini no no no no io non bambini io tu giovane che usa questo paura paura ehehehe che e bello ma più bello se tutti contenti insieme che bello che se tanto tanto amore che non finisce e dura dura e io paura paura e ho usato coso che ho fatto foto... ma non mi sento bene bene".


A queste parole quasi incomprensibili ha allegat
o una foto, che vi riporto qui di seguito. Io ne ho ricavato una morale: quando si usa qualcosa, bisogna stare molto attenti, leggere bene cosa si ha per le mani. Cioè se su una bottiglia di acido c'è scritto "velenoso", un motivo ci sarà.

Meditate gente, meditate.





5 commenti:

Anonimo ha detto...

scrivi bene...mi piace il tuo stile...che dire poi di questo post...geniale...
by un amico

Anonimo ha detto...

Meraviglioso! :)
Un'amica...

Maxdog ha detto...

Come siete misteriosi :D
Vi giuro che lasciare un commento col nome è gratis :P

Anonimo ha detto...

Mi intrometto anch'io giusto per farti scervellare: prrr! irriconoscibile lo so..

Maxdog ha detto...

Mari, t'ho sgamato :D