2.11.06

Il canto del giullare Teschio












Sale alto alle mie spalle il
ruggito del castello...
ridono per me che sono Teschio, giullare e menestrello...

Sento ancora, mentre salgo per le scale
il loro coro allegro e conviviale...

Calici di vino e baccanali...
per una serata che resterà negli annali.


Quando ho fatto la parodia del ciambellano...
la signora del castello ha coperto il volto con una mano...

Simulando per parvenza di decenza...
una tosse che salvasse l'apparenza.

Da trenta lunghi anni son giullare...
schiavo della risata, mio giogo, padrona e collare.

In realtà fatico il doppio, per questo scherzo della sorte...
dover far ridere la gente con indosso la faccia della morte.

Sarà per questo che, finiti i frizzi e i lazzi, nessuno mai mi parla...
nessuno che mi porga un calice o mi posi una mano sulla spalla.

Rallegràti lor signori, dato loro il sospirato sollazzo...
mi alzo, giro i tacchi e sparisco nei bui meandri del palazzo.

Per quanto cuore metta in salti, balli e danza...
finito lo spettacolo, la meta è sempre la mia solitaria stanza.


Si spengono le luci, si dissolve la gioia...
va in scena la mia vita, unico spettatore... la noia.



Maxdog, 02.11.2006 - 7:58


(la foto del cappello è mia, ringrazio lo sconosciuto volontario su internet che mi ha prestato il teschio)

1 commento:

LuNa^D ha detto...

Una sola parola, bellissimo!