7.6.08

Diario di viaggio: 1 - Una retta contiene infiniti punti

Abbiamo lasciato una Palermo immotivatamentte sorridente, abbandonata come uno spettatore annoiato ad un spettacolo inconcludente, uno di quelli che ride fuori tempo a battute con poco ritmo.

L'umanità del treno, rispetto alla sua versione evoluta che usa viaggiare in aereo, sembra il realizzarsi concreto di una previsione al ribasso. Facce stanche, pendolari che viaggiano troppo spesso per potersi permettere di librarsi in volo a cuor leggero... ognuno con una storia scritta in volto, qualcuno con la sensazione (clamorosamente errata) di avere una storia che possa minimamente interessare gli altri e che la racconta di continuo.

Treno... non una umanità sconfitta, questo no. Diciamo una progenie in guerra, pochi alla ricerca dell'opportunità di vincere qualche momento di svago, alcuni in cerca di avventure, altri che si muovono allegri e giulivi alla ricerca del superamento dei propri limiti... ma soprattutto cogli la stanchenza di chi si allontana dalle proprie radici per un viaggio, l'ennesimo, verso una terra lontana che ti da la possibilità di supportare economicamente la tua vita ma che in cambio ti toglie buona parte della gioia di viverla.
Emigranti Milazzo - Bologna, pronti a lasciare con un velo di morte negli occhi quella terra di cui dicono il peggio possibile, ma di cui sentiranno la mancanza fin nelle ossa.

Ma si tratta pur sempre di persone in cammino tra il punto A "stenti" e il punto B "speranza". Hanno negli occhi quello sguardo tipico del cucciolo d'uomo (ciao Ludovico) che, pur senza sapere di preciso perché, cerca un capezzolo che lo nutra.

E' stato qui, a metà di questa prima parte di viaggio, mentre ero immerso in questi occhi stanchi ma volitivi, che mi sono imbattuto in una umanità ancora diversa.
Quando il treno è entrato nel ventre del traghetto siamo scesi dalla carrozza, per sfuggire a quella mistura aberrante di aria calda e carburante e siamo saliti sul ponte della nave.
Lì, nel freddo di una notte di inizio giugno, una coppia di improbabili teenagers in tenuta Smashing Pumpkins condivideva sul ponte della nave un paio di auricolari, sfidando con noncurante eroismo (l'eroismo non dovrebbe essere sempre così?) i venti gelidi dello stretto.

Dentro, in coperta, si celava invece questa progenie di disperati, questa umanità davvero sconfitta, fatta di gente così inevitabilmente votata al risparmio da dover prendere un traghetto delle Ferrovie dello Stato, accettando di aspettare le cervellotiche manovre di carico del treno, pur di risparmiare qualcosa.

Persone che viaggiano leggere, senza bagagli, che chiedono il ristoro ad un caffè da 60 centesimi, preparato e servito da un barista demodè e senza età, con tanto di sigaretta spenta pendente dalle labbra.

Pendolari di ritorno verso la Calabria dopo un giorno di lavoro a Messina... nessuna espressione negli occhi, né sentore di sconfitta né parvenza di speranza...

Uno zoppo, l'altra tonta, un altro ancora sveglio ma con lo sguardo buono, di quelli che pur di non lasciare la nonna anziana nelle grinfie dello zio menefreghista hanno rinunciato a sognare, ad immaginare che possa esistere da qualche parte nel mondo un sé diverso, se non felice almeno speranzoso, ottimista.

Gente che ha accettato, come fosse un destino ineluttabile, di essere un punto nella semiretta che unisce i punti A e B della miseria.



Campagna toscana - 7 Giugno 2008


Sul traghetto - Vietato volare alto, anche con i sogni

2 commenti:

TrecceNere ha detto...

Bellissimo post. Che questo viaggio ti porti tante cose nuove... :)

Maxdog ha detto...

Ehi Mari, scusa il ritardo... Come ormai sai dopo aaaaaaaaaaampia discussione ne ha portate parecchie... e nessuna.

Cioè tanto di nuovo, ma come fosse tornato dal passato.

Insomma, l'importante è muoversi, questo l'ho percepito chiaramente :)

Baci, Massi.